Wolfsburg ’97, i Lupi in Bundesliga

Bayern Monaco, Bayer Leverkusen, Hoffenheim, Augsburg, RB Lipsia e Wolfsburg. Sei squadre, sei storie e un punto in comune: essere le uniche squadre a non essere mai retrocesse dalla Bundesliga. Una massima serie, in cui il Wolfsburg è arrivato nel 1997.In precedenza i Lupi l’avevano sfiorata più volte. Due in maniera clamorosa. Nel 1970, il Wolfsburg, secondo nella Regionalliga Nord, uno dei cinque gironi in cui era articolata la seconda serie, era arrivato quarto (su cinque) nel gruppo 2 della Aufstiegsrunde, la fase finale che determinava le (due) promozioni alla Bundesliga. Nel 1994-1995 invece la mancata salita nella massima serie era stata ancora più bruciante. Dopo essere stato tra i protagonisti della 2.Bundesliga e averla guidata nella fase centrale del torneo il Wolfsburg era stato superato dall’Hansa Rostock e dal St.Pauli e raggiunto dal Fortuna Düsseldorf. Con il FSV e i Lupi a quota 43 punti, a decidere era stata la differenza, favorevole al Fortuna. Una delusione, a cui qualche giorno dopo se ne aggiungerà un’altra. Il Wolfsburg, che di punta ha la bandiera Siegried Reich, perde 3-0 la finale di Coppa di Germania, con il Borussia Mönchengladbach con gol di Martin Dahlin, Stefan Effenberg e Heiko Herrlich.

L’appuntamento con la Bundesliga è rimandato di due anni. Nella stagione 1996-1997 però i Lupi sono tutt’altro che tra i favoriti della seconda serie, in cui da un anno, vige la regola dei tre punti per vittoria. L’allenatore è cambiato, non è più Gerd Roggensack, ex giocatore dell’Arminia Bielefeld, ma Willi Reimann, da calciatore campione di Germania con l’Amburgo a fine Anni Settanta. In campo non c’è più Reich, che si è ritirato al termine della stagione precedente, ma ci sono Roy Präger, attaccante nato nella DDR ma prelevato dal Fortuna Colonia, Sead Kapetanović, difensore bosniaco pescato nella seconda squadra del FSV Frankfurt, il croato Zoran Tomcic, acquistato dal Segesta i centrocampisti Holger Ballwanz e Detlev Dammeier, tra i reduci della stagione 1994-1995. Insomma nessun grande nome e neppure nessuna grande ambizione, se non il mantenimento della 2.Bundesliga. La storia però dice altro. Dopo una sconfitta, alla prima con il Fortuna Colonia, dalla seconda alla dodicesima aggiornata il Lupi ingranano una serie di dieci risultati utili consecutivi. Si arrampicano anche in testa alla classifica, poi si attestano in zona promozione. Al giro di boa della stagione sono quarti, ma nel girone di ritorno occupano stabilmente la terza piazza, l’ultima utile per salire nella massima serie, nonostante le sconfitte con le dirette avversarie Hertha Berlino e Kaiserslautern. Nel rush finale la squadra della Bassa Sassonia non perde più, ma inanella anche tre pareggi. A novanta minuti dal termine il Wolfsburg sarebbe in Bundesliga. L’avversario dell’ultimo incontro, programmato per l’11 giugno è il Mainz, che sta dietro ai Lupi di un punto e alla ricerca come gli avversari della prima storica promozione nella massima serie. In altre parole, quella del VfL-Stadion am Elsterweg, è uno spareggio, dove i padroni di casa hanno due risultati su tre.

L’impianto è stracolmo, nonostante siano le 15.30 di un caldo mercoledì di fine primavera. In tanti sono arrivati da Mainz per sostenere l’undici di Wolfgang Frank. Che dopo sette minuti è in vantaggio per una bella rete al volo di Sven Demandt. Il vantaggio dura esattamente tre minuti. Perché Roy Präger ne segna due tra il 14′ e il 24′. Dammeier poi realizza il 3-1 su rigore. Sembra finita, anche perché a tre minuti dalla fine del primo tempo Steffen Herzberger, difensore del Mainz fa un’entrataccia a metà campo. Giallo, doppio giallo, rosso, sventolato dall’arbitro Bernd Heynemann, già fischietto della DDR-Oberliga. Il Mainz, guidato da un grande tecnico come Frank, però reagisce. Punizione per gli ospiti, pallone morbido e colpo di testa lento ma vincente di un difensore. Si chiama Jürgen Klopp e non è un omonimo. Sette minuti e il Mainz pareggia con il marocchino Abderrahim Ouakili. 3-3 con mezz’ora da giocare. Agli ospiti basterebbe un gol per volare in Bundesliga. Solo che due palloni persi in uscita costano caro all’undici di Frank. Uno causa un rigore, l’altro frutto di un’indecisione di Klopp la rete di Sven Ratke. Un’altra marcatura di Demandt, fissa il punteggio sul 5-4. Non cambierà più. A Wolfsburg inizia una festa che nessuno aveva mai visto prima. Per vederne una più grande dovranno aspettare più di un decennio e il Meisterschale del Wolfsburg di Felix Magath. Nel 1995 come nel 2009, a festeggiare con i Lupi Roy Präger, nel secondo caso nella veste di collaboratore del reparto marketing del club. Jürgen Klopp, anche per questa partita, non ha mai giocato in Bundesliga. Il Mainz ce lo porterà lui nella massima serie, ma da allenatore, nel 2005.

Leverkusen, dove si “fabbrica” calcio

È stato l’argomento della settimana in Bundesliga. E rischia di esserlo anche nel prossimo futuro. La regola del 50+1, quella che vieta a un singolo investitore di possedere da solo la maggioranza del pacchetto azionario di una società di calcio, ha subito critiche e aspre difese. Una normativa, quella varata a fine Anni Novanta dalle istituzione calcistiche tedesche, per cui esistono delle deroghe, per quegli azionisti/aziende “che da più di 20 anni sostengono in maniera considerevole e ininterrotto “ un club di calcio. È il caso della SAP con l’Hoffenheim, della Volkswagen con il Wolfsburg e soprattutto della Bayer, con il Leverkusen, a cui legislatori avevano pensato quando hanno creato l’eccezione, la “Lex Leverkusen” appunto. Sì perché tra tutte le squadre che godono della deroga quella legata al colosso farmaceutico del Nordrhein-Westfalen ha la tradizione più solida. E pensare che tutto nacque per una lettera, quella che nel febbraio 1903 Wilhelm Hauschild e August Kuhlmann, rispettivamente ex segretario dell’associazione ginnastica della vicina Wuppertal e segretario di un club dello stesso sport con sede a Sonnborn, scrissero all’ufficio del personale della Bayer. Scopo: chiedere il sostegno per la fondazione di una società sportiva nell’azienda di Leverkusen. Che come città peraltro non esisteva ancora, ma era solo il nome della zona dove si trova la fabbrica. La petizione ha successo, tanto che la firmano 170 dipendenti. Nel novembre del 1903, forti di questo appoggio, Hauschild e Kuhlmann, indirizzano una missiva, correlata dalla spiegazione del progetto e dagli “autografi” dei sostenitori, ai direttori Friedrich Bayer Jr e Carl Duisberg. La risposta arriva in breve tempo ed è positiva. Anzi entusiasta. “Saremmo straordinariamente felici, se si fondasse a Leverkusen una società di ginnastica” dicono i capi. In più mettono in cantiere la costruzione di una palestra per il nuovo club. Il primo luglio 1904 nasce il “Turn- und Spielverein der Farbenfabriken vorm. Friedrich Bayer & Co. in Leverkusen“, per tutti TuS 04.

Foto Archivio Bayer Leverkusen

Per vedere rotolare un pallone invece bisognerà aspettare ancora un paio d’anni. La ginnastica, vero culto per la Germania sportiva dell’epoca (Ludwig Jahn, il padre del movimento ginnico tedesco è morto da appena 50 anni), con la sua disciplina militaresca non entusiasma i più giovani. Come Ferdinand Stader e due coppie di fratelli i Lerch (Gustav e Willi) e i Meurer (Ernst e Lorenz). Sono loro che con il permesso dei ginnasti si incontrano insieme ad altri undici compagni nella locanda di “Wiesdorfer Hof” venerdì 31 maggio 1907 per fondare la sezione calcistica del TuS 04. C’è una sola condizione per l’esistenza della squadra di calcio: la partecipazione da parte dei fondatori alle manifestazioni ginniche. È l’inizio di un percorso, che sarà tutt’altro che lineare. Negli Anni Venti la Federginnastica mette davanti gli iscritti al TuS 04 davanti a una scelta: quella di affiliarsi a lei o ad un’altra Federazione. I calciatori, che volevano continuare a giocare sotto l’ombrello della DFB, se ne vanno. Fondano il FV 04 Leverkusen, che nel 1928 si unirà al Box- und Sportverein Wiesdorf, dando vita al SV Bayer 04 Leverkusen. Si “riconcilieranno” solo più di 50 anni dopo, nel 1984. Mezzo secolo in cui il club del Nordrhein-Westfalen, che dal 1933 porta la croce della Bayer sul petto, cambia casa e pelle. Passa dal Platz an der Dhünn, allo Stadion am Stadtpark, fino all’Ulrich-Haberland-Stadion, salta dalle divisioni regionali alla Bundesliga, assaggiata per la prima volta nel 1979, dopo averla mancata all’inizio degli Anni Sessanta.

E poi nel 1988, con il guru Erich Ribbeck un’epica Coppa UEFA vinta in finale contro l’Espanyol. 3-0 a Barcellona per gli spagnoli, 3-0 per i tedeschi in casa con l’epilogo ai rigori, dove il protagonista è il portiere Rüdiger Vollborn. Una squadra di vertice, che nonostante degli ottimi dirigenti, come Reiner Calmund, l’uomo che tra gli altri perfezionò il primo trasferimento legale dalla Germania Est alla Germania Ovest (Andreas Thom e Ulf Kirsten), giocatori di livello come Michael Ballack e Lucio e discreti allenatori, come Klaus Toppmöller è famosa… per non vincere mai. Tanto che a parte una Coppa di Germania nel ’93 le “Aspirine” non hanno mai conquistato un trofeo, collezionando però una finale di Champions League e una serie di secondi posti in campionato. Due, quello del 2000 e del 2002, con Meisterschale persi all’ultimo secondo e in maniera così rocambolesca che gli sono valsi l’etichetta di “Vizekusen”. Un marchio che Peter Bosz e i suoi sperano di togliersi presto.