Gerry Ehrmann, l’addio di “Tarzan”

Un addio tra le polemiche. Con accuse e possibili strascichi legali. È quello di Gerald Ehrmann, per tutti “Gerry” al Kaiserslautern, club che ora milita in 3.Liga. Un divorzio, quello tra i Rote Teufel e l’allenatore dei portieri, innescato secondo quanto riportato dai media locali da un litigio tra Ehrmann e il tecnico Boris Schommers, che segna la fine di un’era. “Tarzan”, come tutti hanno soprannominato Gerry per la sua capacità di volare come l’omonimo personaggio, era infatti al Kaiserslautern da 36 anni. Nato nel sud della Germania, a Tauberbischofsheim, uno dei più bei borghi del Baden-Württemberg, Ehrmann nel Rheinland-Pfalz ci era arrivato nel 1984, a 26 anni. Nelle sette stagioni precedenti Gerry era stato al Colonia, il portiere di riserva di Harald “Toni” Schumacher, titolare anche della Nazionale tedesca. Aveva vinto una Bundesliga e due Coppe di Germania, ma non aveva praticamente mai giocato. Due le presenze in campionato in quasi un decennio e neanche per intero. 128 minuti in tutto da aprile a settembre 1983, tra una sostituzione di Schumacher con il Bochum e un match da titolare contro il Waldhof Mannheim.

Al Kaiserslautern invece “Tarzan”, nell’estate ’84, ci va per fare il titolare. E il lavoro in allenamento, costante e metodico fatto a Colonia con Rolf Herings, ottimo giavellottista (settimo posto a Tokyo 1964) e rivoluzionario preparatore, si vede. Ehrmann, che grazie al suo tecnico aveva conosciuto il bodybuilding, è un portiere potente, reattivo, coraggioso, molto bravo nell’uno-contro-uno, un po’ carente sui cross. Tra il 1984 e il 1998, quando Gerry è nella rosa del Kaiserslautern, i Rote Teufel vincono due campionati e due Coppe di Germania. Nella prima Bundesliga, quella del 1991, come nella prima DFB- Pokal datata 1990, “Tarzan” è il titolare della formazione guidata in panchina da Karl-Heinz Feldkamp e in campo dal futuro ct dell’Under 21 Stefan Kuntz. Ehrmann diventa praticamente subito un idolo dei tifosi, oltre che per il suo rendimento tra i pali, per il suo atteggiamento. Veemente, duro, spesso sopra le righe. E sono tanti gli episodi, che fanno capire, perché la curva del Kaiserslautern lo ami. Derby in trasferta con il Waldhof Mannheim, 1987. Agli avversari danno quattro rigori, lui ne para due. Quando sul 4-3, che sarà poi il risultato finale, annullano un gol per fuorigioco ai suoi, lo devono trattenere i compagni. Nello spogliatoio spacca l’armadietto. Dieci anni dopo, 26 maggio 1997. Ultima giornata della 2.Bundesliga, stesso avversario. Il Kaiserslautern è già promosso in Bundesliga e sta vincendo già 3-0, quando Atilla Birlik, 19enne debuttante con la maglia del Waldhof, entrato da tre minuti, compie un intervento deciso su Martin Wagner. Dopo qualche secondo il neanche 20enne si trova davanti “Tarzan”. Lo vorrebbe ammazzare, ma Birlik ha un gesto d’istinto, gli tira uno schiaffo. Il calciatore del club di Mannheim viene espulso ed esce tra gli insulti del pubblico, mentre Gerry si trattiene.

È l’ultima partita in Bundesliga di Ehrmann, che da quella stagione già ricopre anche il ruolo di preparatore dei portieri. Nell’anno successivo, quello dell’incredibile Meisterschale, vinto da neopromossa Gerry fa solo la comparsa in panchina, come riserva, in qualche occasione, quando manca Petr Kouba dato che in squadra non  c’è un terzo portiere. Poi farà sempre e solo il preparatore. E qui, collaborando e a volte litigando con i capo allenatori, con i dirigenti e con i giocatori (il vizio di dire quello che pensa e non in modi pacati non l’ha mai perso…), diventa uno dei migliori di Germania. Alla Gerrys Flugschule, la “scuola di volo di Gerry” si forma una generazioni di portieri. Tra di loro Roman Weidenfeller, Kevin Trapp, Tim Wiese, per ultimo Julian Pollersbeck, campione d’Europa con l’Under21 nel 2017.

“Tarzan” li cresce con allenamenti duri (si racconta che una volta a settimana li facesse parare con un giubbotto zavorrato), intensi, spettacolari. Ehrmann è per loro un tecnico, un critico, ma anche una figura paterna. “Se hanno problemi mi possono chiamare anche di notte” ha raccontato in un’intervista Gerry. Adesso la “scuola di volo” dovrà traslocare, anche se i tifosi hanno lanciato una petizione online per farlo rimanere al “Fritz-Walter-Stadion”. Dove lui è a casa, come Tarzan nella giungla.

Sepp Herberger, il trasferimento della discordia

Un derby sentitissimo e un calciatore che dovrebbe giocare in una squadra, ma indossa la maglia di un’altra. 25 settembre 1921, Mannheim, Germania del sud, seconda giornata del campionato locale. In campo due dei club che si contendono il primato cittadino, il MFC Phönix 02 e il VfR Mannheim. In quest’ultima squadra milita un ragazzo di 24 anni, cresciuto nel Waldhof Mannheim 07, la squadra del quartiere della città in cui è nato e con cui solo pochi mesi prima è arrivato in finale nel torneo della Germania meridionale persa con il Norimberga. Si chiama Josef “Sepp” Herberger e giusto una settimana prima di quel match, il 18 settembre, ha esordito in Nazionale, segnando una doppietta nel 3-3 in trasferta con la Finlandia. Insieme a lui hanno giocato Willi Hutter e Karl Höger, con cui fino alla stagione precedente ha formato la “Drei-H Sturm”, l'”attacco delle Tre-H”, uno dei migliori reparti offensivi del Paese. Il derby finisce 3-1 per il VfR. Nulla di particolare, se non fosse per quello che in occasione della prima giornata di campionato, messa in programma proprio nel giorno di Finlandia-Germania, ha scritto il General-Anzeiger. Il quotidiano locale ha riportato che Herberger si è preparato con il Phönix per l’imminente stagione.

L’attaccante però ha scelto l’ambizioso VfR, che ha offerto a Sepp, un posto alla locale filiale della Dresdner Bank e un appartamento dotato di una nuova cucina. La decisione di Herberger fa infuriare i dirigenti del Phönix che vuotano il sacco. Hanno offerto al 24enne e al suo compagno Höger, 10mila marchi per giocare con loro. Anche se la somma, equivalente al triplo del salario annuale di un lavoratore specializzato, è già stata restituita da Herberger, lui e il suo collega, ricevendo un compenso, hanno già commesso un illecito. I calciatori tedeschi infatti sono per legge tutti amateur, in altre parole non possono ricevere alcun compenso legato alla loro attività sportiva, anche se sotto varie forme, dai pasti pagati il giorno del match ai rimborsi spese, dei trasferimenti di denaro già ci sono. E la DFB, la Federcalcio, è inflessibile nella difesa del dilettantismo. Solo un anno prima, nel 1920, la Federazione aveva dichiarato. “Rifiutiamo il professionismo. Ed esortiamo i nostri membri, la stampa e tutti gli amici del Gioco a una leale e comune battaglia contro di esso. Vediamo nel professionismo un grave pericolo per il loro sport, soprattutto per lo sviluppo di un grande gioco del nostro popolo”. Oltre alle parole c’è la legge. I dirigenti del MFC Phönix 02 citano così Herberger e Höger in giudizio. Se a quest’ultimo va molto bene, riuscendo a cavarsela con l’”esilio” a Bonn, il primo rischia di veder troncata la carriera. I giudici federali lo condannano alla radiazione, anche se nel marzo 1922, in appello, la squalifica è ridotta a un anno, tanto che nell’autunno dello stesso anno, a dodici mesi dallo scandalo, Sepp può tornare in campo con il VfR Mannheim. Ci giocherà per quattro anni prima di emigrare a Berlino nel ’26.

Nella capitale della Repubblica di Weimar vestirà la maglia del TeBe Berlin, e inizierà la sua carriera da allenatore spinto da Otto Nerz, l’uomo che l’aveva voluto al VfR Mannheim e primo ct della Nazionale tedesca (di cui Sepp sarà assistente) e da Felix Linnemann, l’allora presidente federale. In panchina Herberger, membro del Partito Nazionalsocialista e con un atteggiamento mai chiarito verso il regime hitleriano, sarà l’uomo che nel 1954 guiderà la Germania Ovest al primo titolo mondiale della sua storia. Lo conquisterà con una squadra composta interamente da dilettanti, almeno dal punto di vista giuridico. Per vedere dei professionisti bisognerà invece aspettare il 1962 e la creazione della Bundesliga. Tra i maggiori promotori del nuovo corso del calcio tedesco proprio Herberger che 40 anni prima aveva rischiato di veder finire una carriera. Per 10mila marchi.