I Riedl, una famiglia per la Bundesliga

Un gol e tante buone sensazioni. Giovanni Reyna, complice l’infortunio di Marco Reus, ha segnato una rete bellissima nell’ottavo di finale perso tra il “suo” Borussia Dortmund e il Werder Brema. Un giocatore classe 2002, estremamente talentuoso, che ha un’altra particolarità: è un figlio d’arte. Suo padre infatti è Claudio Reyna, calciatore statunitense, con una discreta carriera in Premier League (per esempio al Sunderland dove è nato a Giovanni), un presente come dirigente del New York City FC e una parentesi durata quattro anni proprio in Bundesliga. Quasi 70 presenze, tra il 1995 e il 1999 tra Bayer Leverkusen, il club che l’aveva portato in Europa e il Wolfsburg. I Reyna non sono l’unica coppia padre e figlio ad aver giocato in Bundesliga. Gli esempio sono tanti: dai Kahn (Rolf e Oliver) ai Max (Martin e Philipp), passando per i Kuntz (Günter e Stephan) e gli Zorc (Michael e Dieter) senza dimenticare i Beckenbauer (Franz e Stephan).

Chi detiene il record di presenze “di famiglia”, 630, però sono un padre e figlio, che pochi conoscono almeno al di fuori della Germania. Sono Johannes “Hannes” e Thomas Riedl. Il primo, classe 1950, dopo essere nato in quella che allora era la Germania Est, si trasferisce con la famiglia a Pirmasens, in Renania-Palatinato, sul confine con la Francia. Lì, nella città famosa soprattutto per la produzione di scarpe, muove i primi passi nel club locale, militante in Regionalliga Südwest, all’epoca la seconda serie. Gioca come ala e le sue prestazioni non passano inosservate né ai tecnici federali, che lo inseriscono nella formazione che nel ’68 gioca l’Europeo giovanile, insieme tra gli altri a Winfried Schäfer, futuro tecnico giramondo ma soprattutto futuro più che discreto attaccante di Bundesliga. In quello stesso anno Hannes riceve l’offerta del Duisburg, squadra di prima divisione.

È l’inizio di una carriera nella massima serie che durerà 17 anni e si snoderà tra le “Zebre”, l’Hertha Berlino, il Kickers Offenbach (dove chiuderà, nel ’84, perdendo 9-0 contro il Bayern Monaco), ma soprattutto il Kaiserslautern. Del club che era stato di Fritz Walter veste la maglia per sette anni, collezionando 251 partite ufficiali e 49 reti, non vincendo però nulla. A Kaiserslautern a Hannes capita anche un’altra cosa. Lì nasce nel 1976, suo figlio Thomas. Fin da piccolo ha la stessa passione di papà, il Fussball, ma lui i gol a differenza del genitore li evita. Nel 1987, dopo qualche anno in una piccola squadra locale, il TSV Otterberg, il figlio di Hannes arriva al Kaiserslautern. Compirà tutta la trafila delle giovanili, debuttando in prima squadra nel 1994. Con i “Diavoli Rossi” Thomas conquista la Coppa di Germania nel 1996 e un’incredibile Bundesliga nel 1998, vinta da neopromossa (l’unico nella storia del calcio tedesco) con lo “specialista in miracoli sportivi” Otto Rehhagel in panchina.

A festeggiare con lui anche papà Hannes, che nel ’96 era stato nominato da Norbert Thines, presidente del Kaiserslautern, responsabile dei rapporti con i tifosi. Quel periodo, con la partecipazione alla Champions League (eliminazione ai quarti contro il Bayern Monaco) segnerà il punto più alto della carriera di Thomas, che nel ’99 passerà a Monaco 1860. Sulle rive dell’Isar, lui, non proprio un goleador entrerà nel cuore dei fans dei “Leoni”. Perché nel novembre 1999, alla sua prima stagione segna con un tiro da lontano la rete che consente al 1860 di battere i rivali cittadini del Bayern Monaco. Erano 22 anni che non ci riuscivano.

Per Riedl jr, ritornato poi ai “Diavoli Rossi”, sarà un lento declino, con diverse esperienze in Austria, una all’Eintracht Trier, in Regionalliga e per chiudere nel 2011/2012 al Pirmasens, proprio dove quasi mezzo secolo prima papà aveva fatto iniziare la storia della “dinastia” con più presenze nella storia della Bundesliga. Hannes però non lo vedrà con la sua maglia, dato che è morto improvvisamente a 60 anni, nel 2010.

Coppa di Germania, la finale “dimenticata” del Borussia Neunkirchen

Dal 1935, anno della nascita della Tschammerpokal, ideale mamma dell’attuale DFB-Pokal, cinque squadre con il nome Borussia hanno partecipato alla Coppa di Germania. Solo una però, oltre al ‘Gladbach e al Dortmund che si sfidano mercoledì sera nel secondo turno, è arrivata fino all’ultimo atto. È il Borussia Neunkirchen, squadra della Saarland, regione al confine con la Francia. I bianconeri, che oggi militano in sesta serie, nel 1959 si sono arrampicati infatti fino alla finale.

Era un altro Fussball,, di fatto e di diritto ancora giocato da dilettanti e un’altra DFB-Pokal. Quell’edizione si giocò solo tra cinque squadre, con un turno di qualificazione, due semifinali e una finale, tutti disputati tra agosto e il 27 dicembre, data dell’ultimo atto in programma all’Auestadion di Kassel, sede scelta solo una settimana prima dalla Federazione, visto che le due finaliste non avevano trovato l’accordo. Il Borussia, che solo qualche mese prima aveva perso in uno spareggio contro il Werder Brema la possibilità di partecipare alla fase finale del campionato tedesco, a giocarsi il trofeo ci è arrivato battendo il VfR Mannheim 2-1 all’Ellenfeldstadion. Decisivi nella rimonta erano stati Ewald Follmann, attaccante con un breve passato al Metz, in Francia e Karl Ringel, che un anno prima aveva esordito in Nazionale contro l’Egitto, dopo essere stato una colonna della selezione della Saarland.

A contendere la competizione al Neunkirchen, che può contare anche su un ottimo portiere, il cecoslovacco trapiantato in Germania Ladislav Jirasek, un più che discreto centrocampista come Dieter Harig e un bomber come Werner Emser, lo Schwarz-Weiß Essen. Gli uomini di Hans Wendlandt, pur disputando la seconda divisione hanno nelle loro fila un Nazionale come Theo Klöckner e hanno eliminato in semifinale il molto più quotato Amburgo in una partita epica, con il difensore Mozin finito tra i pali, indossando la giacca dell’arbitro, dopo l’infortunio del portiere. Un match sulla carta equilibrato, a cui accorrono circa 20mila tifosi, non una folla oceanica (migliaia di biglietti rimarranno invenduti), ma nemmeno un numero così esiguo, soprattutto per quanto riguarda i sostenitori della squadra della Saarland.”All’Ellenfeldstadion non avevo mai visto così tanti tifosi del Borussia” dichiarerà Karl Ringel, che come i suoi compagni giocherà con una divisa scura, visto che gli avversari con cui condividevano i colori sociali “optano” per il bianco.

L’equivalenza tra le due squadre in campo a Kassel è però più teorica che pratica. Nonostante gli attacchi del Borussia, respinti dal portiere Hermann Merchel e un gol annullato dall’arbitro Schulenberg, a passare in vantaggio è l’undici di Essen con Manfred Rummel, già eroe pochi mesi prima della vittoriosa finale di Westdeutschenpokal con il Wetsfalia Herne. Quel gol è il via a una vittoria larga, che lo Schwarz-Weiß già vede sicura all’intervallo, quando come ricorda l’allora 18enne centrocampista offensivo Horst Trimhold qualcuno festeggiava con il vino.. Nel secondo tempo la formazione di Essen dilaga. Quattro reti tra il 50′ e l’80’, complice l’infortunio di Gerd Lauck, che costringe l’allenatore del Borussia Oles a indietreggiare a stopper Frisch, con Emser, il miglior realizzatore costretto a giocare più in copertura. Solo per le statistiche varranno il gol di Emser su rigore e quello di Dörrenbächer.

Alla fine festeggia lo Schwarz-Weiß. Ma non troppo. Dato che essendo dei dilettanti tutti i calciatori il giorno dopo devono andare al lavoro. All’1.25 il treno che riporta i vincitori a casa, 200 marchi come premio partita, entra nella stagione di Essen, con Trimhold, che vive ancora con i genitori che deve correre a casa. Alle 7.15 del lunedì deve timbrare il cartellino come operaio alla Axel Springer editore. Lo Schwarz-Weiß non vincerà più nulla e non giocherà mai un match di Bundesliga. Al contrario il Borussia Neunkirchen che nella massima serie ci arriverà nel 1964, dopo aver sfiorato la promozione l’anno prima. Lo farà con una rosa formata praticamente solo da giocatori locali, riuscendo anche a salvarsi. Poi, dal 1967, anno dell’ultima stagione in Bundesliga sarà una lunga discesa, nonostante a Neunkirchen siano cresciuti e si siano rivelati ottimi calciatori, come Stefan Kuntz, attuale ct dell’Under21 e Jay-Joy Okocha. Nel 2018 il punto più basso la Saarlandliga, la sesta divisione. Nessun club che abbia militato in Bundesliga è sprofondato così in basso. Quello che rimane è il ricordo di una squadra, che per alcuni anni è stata una “piccola” tra le grandi del calcio tedesco.