Rudi Assauer, un mito nella Ruhr

Doveva essere, ma non è stato. Borussia Dortmund-Schalke 04, il Revierderby, come tutte le altre partite di Bundesliga, è stato rinviato a data da destinarsi a causa dell’emergenza coronavirus. Un match inserito nel 2018 da FourFourTwo al nono posto nella classifica dei derby più caldi del mondo, che per più di quarant’anni ha avuto un protagonista, Rudolf Assauer, per tutti Rudi. Direttore sportivo e allenatore a interim, è stato l’uomo che ha portato lo Schalke 04 nel calcio moderno e nell’élite europea. Nei suoi due “mandati”, tra il 1981 e il 1986 e poi tra 1993 e il 2006 i Knappen hanno vissuto la loro epoca migliore dagli Anni Sessanta. Due Coppe di Germania vinte consecutivamente, nel 2001 e nel 2002 e soprattutto la Coppa UEFA, conquistata nel 1997, ai danni dell’Inter. È stato lui l’”architetto”, insieme al tecnico olandese Huub Stevens, pescato dal Roda, della squadra degli Eurofighter, che tra le sue riserve aveva David Wagner, l’attuale allenatore dello Schalke. Due periodi fondamentali nella storia del club, non solo sul campo (fu Assauer a supervisionare la costruzione della Veltins-Arena, il nuovo impianto che ha sostituito il Parkstadion), in cui c’è una “macchia”. Quella di non aver vinto il Meisterschale, il campionato che in quella parte della Ruhr aspettano ancora dal 1958. E lo Schalke di Assauer e Stevens, lo manca di un pelo.

È il 19 maggio 2001 e i Knappen stanno vincendo 5-3 con l’Unterhaching dopo essere stato sotto 2-0, il Bayern, che all’inizio di quella partita è davanti a loro di un punto sta perdendo 1-0 con l’Amburgo. Il match del club della Ruhr finisce. Gli uomini di Stevens stanno festeggiando, ma al quarto minuto di recupero il Bayern Monaco pareggia con una punizione a due in area di Patrik Andersson, che in quell’occasione segna il suo unico gol per il FCB. Le lacrime di gioia diventano di delusione. Per i loro tifosi di tutta la Germania (tranne per quelli di Bayern e Borussia Dortmund ovviamente) loro diventano i Meister der Herzen, i campioni del cuore o “campioni per quattro minuti”, quelli passati prima del gol dello svedese. Per Assauer, è parole sue “il momento più amaro della sua carriera”. Rudi, però, al di là di essere un dirigente capace, che aveva cominciato in quel ruolo nel Werder Brema, è un personaggio. Fumatore incallito (“Stumpen-Rudi”, uno dei tanti soprannomi), vero e verace, “un duro dal cuore d’oro”, lingua lunga e spesso tagliente, qualche volta con “uscite” discutibili. “Se un calciatore venisse da me e mi dicesse sono gay. Direi hai avuto coraggio, ma gli consiglierei di cambiare lavoro. Perché sarebbe preso in giro, dai compagni e dai tifosi, glielo eviterei”. Il suo essere diretto e loquace gli è costato anche entrambi i divorzi dallo Schalke, nel 1986 per i dissidi con l’allora presidente, nel 2006, quando era in procinto di diventare presidente, per aver rivelato, secondo i suoi accusatori, particolari sulla situazione finanziaria del club. Quell’addio è l’ultima grande recita di Assauer (premiato davvero come attore per una pubblicità proprio nel 2006) sul palcoscenico del grande calcio. Fa il consigliere per Wuppertaler SV Borussia e il procuratore, poi nel 2010, a 66 anni, la diagnosi. Rudi soffre del morbo di Alzheimer, la stessa malattia di cui è malato suo fratello Lothar.

In quell’anno Assauer riceve anche l’omaggio del Borussia Dortmund, il rivale di mille sfide, per i suoi 40 anni come membro del club. Sì, perché Rudi, prima di diventare una colonna e un simbolo dello Schalke (di cui ha sempre ammesso di avere tifoso), è stato un giocatore del Borussia Dortmund. Il giallonero l’ha vestito per 119 volte in sei anni, dal 1964, quando aveva vent’anni, al 1970, quando è stato ceduto al Werder Brema. Con il BVB ha vinto una Bundesliga nel 1965 e soprattutto l’anno successivo è in campo, in una delle partite che hanno fatto la storia del calcio tedesco. Il 5 maggio ’66 Rudi è al centro della difesa, al fianco del capitano Wolfgang Paul, a Glasgow, nella finale di Coppa delle Coppe contro il grande Liverpool di Bill Shankly. Al 120′ dopo una lunga battaglia la spunteranno i ragazzi della Ruhr per 2-1 grazie alle reti di Lothar Emmerich e Stan Libuda, quest’ultimo pure lui destinato a diventare un grande dello Schalke. È la prima volta che un club della Bundesliga conquista una coppa europea. E adesso si capisce perché il documentario uscito su di lui nel 2018, un anno prima della sua scomparsa, l’abbiano intitolato “Rudi Assauer, creatore, uomo, leggenda”. Sempre tra Dortmund e Gelsenkirchen.

Coppe, miracoli e TV, c’era una volta il Boxing Day

©NDR

In Bundesliga, con il diciassettesimo e ultimo turno tra venerdì e domenica, si è chiuso il 2019 del calcio tedesco. C’è stato un periodo però in cui il Fussball scendeva in campo, come accade in Inghilterra, nel periodo delle feste natalizie. Fino all’epoca delle Oberliga il 26 dicembre, lo Zweiter Weihnachtsfeiertag, il secondo giorno di festa di Natale, era la data scelta per fissare i match “di cartello” e in particolare i derby cittadini. Nel 1946, in una Baviera occupata e distrutta, si disputa la stracittadina di Monaco, con il Bayern penultimo in classifica e i “Leoni” secondi. Finisce 1-1 e a fine stagione il 1860 è quarto nella Oberliga Süd, mentre a Francoforte sul Meno nello stesso giorno è in programma il derby tra Eintracht e FSV. Più di un decennio dopo nel ’57 nella Oberliga Nord il 26 dicembre viene giocato Amburgo-Eintracht Braunschweig, in quella stagione una sfida di vertice. Un match ricordato per il campo neutro (di Brema) e per l’incredibile andamento. 0-4 per i Braunschweiger all’intervallo, 6-4 per il HSV al fischio finale. Protagonista assoluto della rimonta Uwe Seeler, al rientro dall’unica espulsione della sua vita (dopo la sua uscita dal campo i tifosi dell’Amburgo erano entrati in campo alla ricerca dell’arbitro, causando così la squalifica del campo) e autore di una tripletta, tra cui una rete in rovesciata.

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Con il passare degli anni, nonostante non siano mancati negli Anni Sessanta e Settanta le partite di campionato a cavallo tra vecchio e nuovo anno, soprattutto recuperi, ma anche giornate intere (vedi la Bundesliga 1964-1965 o la 2.Bundesliga ’76/77), il periodo natalizio era diventato territorio per la Coppa di Germania. Una consuetudine durata fino al 1977 (il 26 dicembre di quell’anno si giocò davanti a 50mila persone la ripetizione dei quarti di finale tra Fortuna Düsseldorf e Schalke 04) e che venne inaugurata nel 1952, quando la DFB-Pokal venne organizzata per la prima volta dopo il secondo conflitto mondiale. La data è sempre il giorno successivo al Natale, il teatro è il Millerntor di Amburgo, dove i padroni di casa del St.Pauli affrontano per il replay degli ottavi di finale il SF Hamborn 07, club dell’omonimo distretto di Duisburg, non lontano da Dortmund. Più che per la posta in palio, la partita è famosa per un altro particolare. È il primo match della storia del calcio tedesco ad essere trasmesso in diretta TV. A mandarlo in onda è la NWDR (Nordwestdeutscher Rundfunk) l’emittente pubblica che solo 24 ore prima ha iniziato la sua regolare programmazione. Due ore al giorno, dalle 20 alle 22, anche se proprio per St.Pauli-Hamborn si fa un’eccezione. Dato che il Millerntor non ha i riflettori si trasmette nel pomeriggio.

La scelta di quell’incontro non è stato per niente casuale. La neonata emittente ha infatti tre impianti di trasmissione: a Berlino, Colonia e Amburgo. Lo studio della NWDR nella città anseatica, da cui nel 1950 erano state effettuate le prime prove tecniche è praticamente di fianco all’impianto, in un bunker costruito durante la guerra e che era usato come punto di osservazione dalla Flak, l’artiglieria contraerea della Wehrmacht. Nel settembre 1952 poi era stata installata una torre di trasmissione alta 36 metri per permettere le trasmissioni in diretta. Qualche mese prima, il 23 agosto, livello sperimentale la NWDR aveva mandato in onda il derby anseatico tra Amburgo e Altona 93. Una diretta, tutt’altro che improvvisata, quella dell’emittente del nordovest della Germania, che contemporaneamente al match al Millerntor ha in programma di trasmettere per la zona di Colonia un’amichevole tra i biancorossi e la Stella Rossa Belgrado. Il match venne rinviato per le cattive condizioni meteo e tutti, tra Berlino, Amburgo e la città del Duomo videro la partita di Coppa di Germania. In verità i televisori per uso domestico registrati nel Paese erano poco più di 2700, tanto che gli spettatori allo stadio saranno di più di quelli seduti davanti allo schermo. Videro una bella partita, ripresa da tre camere fisse, che per la cronaca terminò 4-3 per l’Homborn dopo i tempi supplementari. Una delusione per i tifosi del St.Pauli che per prendersi una rivincita simbolica, dovranno aspettare poco meno di 45 anni.

È il 19 gennaio 1997 e Friedrich Küppersbusch, all’epoca conduttore sul primo canale nazionale del talk show politico “Privatfernsehen”, programma che sponsorizzava l’Homborn (al club aveva dedicato un reportage di 40 minuti e una striscia interna alla trasmissione), aveva organizzato un’amichevole tra i due club. Si giocava nella Ruhr e tra gli spettatori, c’era pure Helmut Sadlowski, l’uomo partita del 1952 e  Mario Adorf, attore italo-tedesco, cresciuto a Mayen, 150 chilometri più a sud. Il risultato finale fu 7-2 per il St.Pauli, con le reti commentate in diretta sulla WDR (una delle “figlie” della NWDR) Horst Heese, ex allenatore di Bundesliga, che aveva mosso i suoi primi passi nel Fussball a Hamborn, lì dove li muoverà pure Christoph Daum. Tra quelle due partite era cambiato tutto. Già dall’agosto 1953 la DFB aveva fissato le tariffe per trasmettere i “suoi” match, dai 1000 marchi per le partite di campionato, ai 2500 per quelle della Nazionale. La strada per l’attuale “spezzatino” del calcio tedesco era stata tracciata, a partire da un match disputato a Natale.

Una settimana “all’inglese”

Tre partite in sette giorni. Sono quelle che vedranno gli appassionati di calcio tedesco nella settimana precedente a Natale. Un turno infrasettimanale che in Bundesliga è stato introdotto nella stagione 1965-1966. Una decisione per certi versi rivoluzionaria (la massima serie giocava i suoi match il sabato pomeriggio), arrivata al termine di una delle estati più “calde” della storia. Alla fine del campionato 1964/1965 infatti la DFB retrocede d’ufficio per irregolarità finanziarie l’Hertha Berlino. Manca un regola per decidere di prende il suo posto. Per rimpiazzare i biancoblù nella Bundesliga a 16 squadre la Federazione sceglie di ammettere il Karlsruhe, che segue la “Alte Dame” in classifica. Lo Schalke, ultimo protesta, come contestano la decisione il SSV Reutlingen, perdente nei play off promozione, il TeBe e il Tasmania Berlino, le due formazioni di seconda divisione, che vorrebbe prendere il posto dei “cugini”, dato che per le regole dell’epoca una squadra della Capitale ci deve sempre essere in Bundesliga. La DFB ne esce come un capolavoro di diplomazia. Oltre al Karlsruhe sono inserite nell’organico della nuova prima divisione lo Schalke 04 e Tasmania (dopo il rifiuto dello Spandauer SV), oltre alle due neopromosse Borussia Mönchengladbach e Bayern Monaco. La massima serie passa così da 16 a 18 squadre. Un allargamento che porta con sé l’aggiunta di quattro partite, tra andata e ritorno. Così si decide di fissare per la prima volta dei match infrasettimanali. La prima data per una englische Woche, così come i tedeschi, chiamano tutt’ora una settimana in cui si giocano tre match, è mercoledì 20 ottobre, nona giornata di campionato. Nove incontri spalmati tra la sera e il pomeriggio, con addirittura un tris di partite Borussia Mönchengladbach-Hannover,Tasmania Berlino-Stoccarda e Borussia Neunkirchen-Meidericher SV fissate alle 15.45.

La prima rete “settimanale” della Bundesliga la segna a Berlino il difensore dello Stoccarda Klaus-Dieter Sieloff al 20′, uno che diventerà una colonna del grande Borussia Mönchengladbach e che fino a 14 anni aveva un’altra passione, la boxe praticata a livello dilettantistico. In quella giornata si segnalano un gol di Netzer, per aprire il 2-0 dei Fohlen e tre doppiette: quella di Franz-Peter Neumann del Fortuna Düsseldorf, di Lothar Emmerich del Borussia Dortmund contro il Norimberga alle ore 19 e di Rudolf Nafziger, nel colpo esterno del Bayern Monaco con l’Amburgo, in uno dei primi match della storia della Bundesliga, insieme al contemporaneo Monaco 1860-Schalke 04, ad essere giocato in orario serale.

Il match del Volksparkstadion è il primo nella massima serie a girone unico tra Bayern e Amburgo, che poi diventeranno grandi rivali nel calcio tedesco tra Anni Settanta e Ottanta, ma anche una partita in cui succede un fatto inusuale. A metà del primo tempo Sepp Maier, portiere dei bavaresi si infortuna al ginocchio dopo uno scontro con la bandiera del HSV e della Nazionale Uwe Seeler.

Non si sono le sostituzioni e in porta ci deve andare un giocatore di movimento. Il tecnico Čajkovski sceglie il suo attaccante Gerd Müller, autore della rete del 2-0, che durante gli allenamenti si cimenta spesso tra i pali. Entra senza guanti e con la divisa del collega. È reattivo e scattante, come davanti alla porta avversaria, tanto che riesce a bloccare pure un cross di Manfred Pohlschmidt. La sua parentesi da numero uno di Müller durerà lo spazio di alcuni minuti, prima che Maier rientri stringendo i denti. Alla fine sarà un sensazionale 4-0, soprattutto visto che il Bayern è in quel momento una neopromossa. Sepp e Gerd, già amici fuori e dentro il campo sono elogiati come gli eroi del giorno. Lo saranno tante volte in carriera, insieme. Ma mai come portiere e… portiere.

FC Saarbrücken, quattro gol per la Storia

Il Cinque aprile 2011 lo Schalke 04, da poche settimane in mano a Ralf Rangnick, sorprende l’Europa. Nell’andata dei quarti di finale di Champions League i Knappen, fino a qualche settimana prima guidati da Felix Magath, battono l’Inter di Leonardo al “Meazza”. E lo fanno con un risultato straordinario: 2-5, firmato da Matip, Raúl e dalla doppietta del brasiliano Edu più l’autogol di Ranocchia. Quell’impresa, oltre a valere allo Schalke di fatto una qualificazione storica alle semifinali, stabilisce anche un nuovo record, quello della vittoria con più gol di un club tedesco in Italia nelle Coppe Europee. Un primato che resisteva da quasi 56 anni e che era detenuto da un club, il FC Saarbrücken, oggi in quarta serie, che nel 1955 quando l’aveva conseguito, non era tedesco. O almeno non ancora. I neroazzurri infatti erano i rappresentanti della Saar, la regione al confine della Francia di cui Saarbrücken è capoluogo e che dal 1947 era diventato un protettorato francese, dopo essere stato occupato dagli Alleati nel 1945.

Uno Stato che aveva un parlamento, una costituzione, una moneta propria, ma anche delle istituzione sportivi, come la Saarländischer Fußballverband, la Federazione calcistica locale, fondata nel 1948 e presieduta dal 1950 da Hermann Neuberger, futuro capo della Federcalcio tedesca. Nonostante la situazione politicamente intricata ed economicamente complicata, il calcio nella Saar infatti non si è mai fermato. Dal 1945 i club della regione disputano i campionati in Germania, ma nel ’48 tutto cambia. Alle società locali viene proibito di giocare nelle leghe tedesche e imposto di disputare i tornei in Francia. In più la SFB, che nel ’50 prima della “sorella” DFB sarà ammessa alla FIFA, comincia a organizzare la Ehrenliga, la massima divisione della Saarland. Il Saarbrücken viene incluso nella seconda serie francese, fuori classifica e dato che si considera troppo forte per quel campionato manda la squadra riserve a disputare la Ehrenliga.

Dodici mesi più tardi, nel 1949 dopo aver vinto ufficiosamente la D2, il Saarbrücken, o meglio il Sarrebruck chiede addirittura l’ammissione alla Federazione francese presieduta da Jules Rimet ma i club, soprattutto quelli di Alsazia e Lorena obbligato durante la guerra a giocare nella Gauliga tedesca, dicono “no”. Così, per due anni, fino al ritorno (calcistico) in Germania delle squadre della Saar (c’era anche il Borussia Neukirchen), la prima squadra del Saarbrücken scenderà in campo solo per amichevoli e per la Internationaler Saarlandpokal , torneo a inviti organizzato dallo stesso club. E nella Oberliga Südwest, uno dei cinque gironi della allora massima serie del calcio tedesco, dove era stato inserito nel 1951 i neroazzurri fanno tutt’altro che male. Lo vincono nel 1952 e fino al 1955 non scenderanno mai sotto il quinto posto. Proprio in quest’ultima stagione il Saarbrücken manca la qualificazione alla fase finale, ma con la terza piazza si guadagna un posto nella neonata Coppa dei Campioni, organizzata dalla UEFA. Non come rappresentante della Germania (sarà il Rot-Weiss Essen di Helmut Rahn), ma della Saarland, che nel 1954, è stata una delle associazioni fondatrici della confederazione europea.

Il primo turno, che non è sorteggiato ma è stato deciso a tavolino dagli organizzatori è davvero ostico. Gli avversari infatti sono i campioni d’Italia del Milan. Hector Puricelli, tecnico dei rossoneri, ha a disposizione una rosa di altissima qualità, tre nomi su tutti: Cesare Maldini, Nils Liedholm e Juan Alberto Schiaffino. L’andata del doppio confronto è fissato per giovedì primo novembre 1955 a “S.Siro”. Non è una data qualsiasi, soprattutto per gli ospiti. Dieci giorni prima, il 23 ottobre, gli abitanti della Saarland hanno bocciato il referendum con ampia maggioranza che proponeva la nascita di uno stato indipendente sotto egida internazionale, dando di fatto il via al processo di ricongiungimento con la Germania. I nerazzurri, allenati da Hans Tauchert, allievo di Otto Nerz e tecnico multisport (nel 1933 aveva conquistato un titolo tedesco di pallamano con il Waldhof Mannheim) arrivano a Milano (in treno, tre giorni di viaggio) da assoluti outsider.

Anche se sono tutti dilettanti, per esempio Herbert Martin era un impiegato, non sono però la classica “cenerentola”. Anzi. Sono un gruppo affiatato e hanno una più che discreta esperienza internazionale. Nel 1951 hanno battuto al vecchio “Chamartin” 4-0 il Real Madrid e Jules Rimet, parlando di loro, li ha definiti “la squadra più interessante del Continente”. Molti poi come Werner Otto, l’unico calciatore che insieme a Herbert Binkert nel 2019 può ancora raccontare del FCS-Wunderteam, hanno anche giocato con la maglia della Nazionale della Saarland, allenata da Helmut Schön, che ha conteso a Norvegia e Germania Ovest, il pass per i Mondiali ’54, vinti proprio dalla Nationalmannschaft.

I 18mila spettatori di “San Siro” sono comunque convinti che in campo, agli ordini di Gottfried Dienst, il futuro arbitro di Inghilterra-Germania ’66, ci sarà poca storia. Al 5′ c’è già un gol, ma è del Saarbrücken con Peter Krieger. Il vantaggio dura poco, con i rossoneri che riescono prima a impattare con Frignani, poi a passare avanti grazie alle reti di Schiaffino e Dal Monte. La squadra della Saarland è però tutt’altro che in balia degli avversari e quando punge fa male. Come al 43′ quando Waldemar Philippi accorcia sul 3-2. La ripresa per il Milan è ancora più difficile. Il Saarbrücken corre, lotta e segna. Due volte, a cavallo di metà ripresa. Con Karl Heinz-Schirra e Herbert Martin. Sì l’impiegato. Il risultato 4-3 non cambierà più. I nerazzurri diventano la prima squadra con base in Germania a vincere un match in una competizione europea. Quell’impresa servirà a poco, perché il 23 novembre al ritorno il Milan vincerà 4-1, dopo essere stato bloccato sul 1-1 per più 75′ dal gol di Herbert Binkert, uno dei più talentuosi della squadra, assente a Milano per infortunio.

Quel doppio confronto sarà l’unico e l’ultimo della storia del Saarbrücken e di un club proveniente dalla Saarland. Poco più di un anno dopo quella sfida, il 1 gennaio 1957, infatti la regione diventerà il decimo Land della Germania Ovest. Chi tornerà nell’Europa calciastica sarà due stagioni dopo il tecnico del Saarbrücken Tauchert, ma sulla panchina del Borussia Dortmund. E non gli andrà bene. Ai quarti di finale uscirà, proprio a “San Siro”, contro il Milan, ancora un 4-1, con ancora Nils Liedholm in campo.

1947, quando B. Dortmund e Schalke diventarono rivali

Una partita che ha cambiato la Storia. Del calcio della Ruhr e del Fussball. 18 maggio 1947, Herne, nord-ovest della Germania occupata. Allo Stadion am Schloss Strünkede“ va in scena la finale del Westfalenmeisterschaft, il campionato della Vestfalia. A sfidarsi per il titolo della regione, che amministrativamente era stata accorpata nell’agosto del 1946 alla Renania Settentrionale per dare vita al futuro Land del Nordrhein-Westfalen, Schalke 04 e Borussia Dortmund, qualificatesi dopo aver vinto i rispettivi gironi. È un derby, perché Gelsenkirchen e Dortmund si trovano entrambe nella Ruhr e distano più o meno 30 chilometri. Sul piano della tradizione e dei successi tra i due club però non c’è paragone. Mentre il BVB, all’epoca solo una delle tante squadre della zona (Bochum, Duisburg, Rot-Weiss Essen), non ha mai vinto nulla, i Knappen hanno dominato il Fussball tra gli Anni Trenta e gli inizi degli Anni Quaranta, conquistando sei titoli tedeschi e una Coppa nazionale, tra il 1933 e il 1942.

Una differenza così netta di valori che aveva impedito la nascita di una rivalità, anzi tra queste due formazioni della Ruhr c’era simpatia, come ha raccontato anche Gerd Kolbe, l’archivista del BVB. Un esempio? All’indomani di un trionfo dello Schalke negli Anni Trenta il treno che riportava i campioni a Gelsenkirchen fu fermato a 35 chilometri da Dortmund per poter essere festeggiato dai tifosi locali. Tra quei calciatori osannati dai fans c’era anche Ernst Kuzorra. Che nel 1947 dello Schalke è l’attaccante, il capitano, la bandiera (265 gol in più di 350 partite) e anche l’allenatore. Ha 41 anni e come spesso è capitato nella sua carriera anche nella finale del Westfalenmeisterschaft parte da favorito, mentre i gialloneri sperano nel gioco collettivo e nella verve di August Lenz, il più talentuoso dei loro.

Ernst Kuzorra

A Herne, più vicino a Gelsenkirchen che a Dortmund, per vedere il match sono arrivati più o meno in 30mila, con tutti i mezzi possibili in quella Germania occupata: treni, moto, bici. I biglietti sono stati „bruciati“ tutti in prevendita e gli ultimi rimasti si trovano solo al mercato nero e a „peso d’oro“. Chi se lo potrà permettere, non si pentirà dell’acquisto. Perché esce fuori una gara dura e combattuta, che alla mezz’ora del primo tempo sembra incanalarsi secondo il copione prestabilito. Gol di Hinz e Schalke avanti 1-0 con Kuzorra, l’unico sopravvissuto dell’epoca d’oro degli Anni Trenta insieme a Tibulski, che parebbe aver esclamato negli spogliatoi, con la porta aperta: „Gliene possiamo ancora fare un paio (di gol)“.

La previsione del dodici volte nazionale tedesco però non si rivelerà azzeccata. Il BVB giocherà una partita di cuore e testa, Prima pareggerà la rete di Hinz con un tiro da lontano di Max Michallek (che l’aveva promesso alla sua futura moglie…) e poi riuscirà a non affondare dopo il 2-1 di Tibulski. Il tecnico del Borussia Ferdinand Fabra, con i suoi in svantaggio chiederà a Lenz, il suo giocatore più talentuoso di sacrificarsi per limitare proprio l’autore del 2-1. Quella dell’ex assistente del ct Otto Nerz sarà la mossa vincente. La stella non segnerà ma il Borussia completerà la rimonta in sei minuti, prima con una rete di Ruhmhofer favorita da un’indecisione del portiere dello Schalke Hans Klodt e poi con una marcatura di Herbert Sandmann, che scherzo del destino vestirà qualche anno dopo anche la maglia biancoblù dei rivali. È l’84’ e negli ultimi minuti l’eroe diventa Willi Kronsbein, il quasi 32enne portiere dei gialloneri. Para tutto quello che arriva e al triplice fischio, il Borussia Dortmund è campione.

Lo Schalke, talmente deluso dalla sconfitta, rinuncia addirittura alla premiazione. I gialloneri con quella vittoria si qualificheranno per la fase finale del torneo della zona di occupazione britannica, dove finiranno la loro corsa solo all’ultimo atto perdendo contro l’Amburgo. La vittoria del BVB segnerà il cambio della guardia ai vertici del calcio della Ruhr (non a caso si parla di „Wende im Westen“, svolta all’Ovest) e l’inizio di una rivalità che farà diventare Borussia Dortmund-Schalke 04 il derby più caldo di Germania. Quasi 70 anni di Revierderby, letteralmente il derby della zona mineraria, in cui è successo di tutto (compreso nel 1969 un cane che morde un giocatore sul sedere e nel 1997 un portiere Jens Lehmann che segna di testa nel recupero) e che nel 2019 può valere per il Borussia più che un pezzo di Meisterschale.