Arminia ’78, il sogno di Bielefeld

A Bielefeld ormai sognano. Ma a occhi aperti. L’Arminia, dopo un sorprendente avvio di campionato, è in vetta alla 2.Bundesliga insieme all’Amburgo e sperano nel ritorno in massima serie. Di promozioni il club del Nordrhein-Westfalen ne ha ottenute sette l’ultima nel 2004. Ce n’è una però che è rimasta nel cuore dei tifosi dell’undici che gioca alla SchücoArena, il vecchio Alm-Stadion. È la promozione del 1978, ottenuta vincendo il girone nord della 2.Bundesliga, davanti al Rot-Weiss Essen di un eccezionale Horst Hrubesch (41 gol). Una risalita, conquistata con un grande girone di ritorno e sigillata dalle parate di Uli Stein, dalle chiusure della coppia di centrali Moors-Pohl e soprattutto dalle 16 reti del centrocampista Norbert Eilenfeldt, che è soprattutto la fine di un incubo.

Un brutto sogno cominciato nel 1971. Al termine della prima stagione in Bundesliga della sua storia l’Arminia viene coinvolto nel più grande scandalo della storia del calcio tedesco. Secondo quanto provato dagli investigatori il club del Nordrhein-Westfalen avrebbe comprato alcune partite, come la vittoria per 1-0 contro lo Schalke 04. La sentenza di primo grado è severissima. L’undici di Bielefeld viene retrocesso d’ufficio in Regionalliga, all’epoca la seconda serie. Gli Arminen però hanno anche altre difficoltà, quelle economiche. Sono sull’orlo della bancarotta e riescono a salvarsi solo grazie a due cessioni “di peso”, come quella di Dieter Burdenski e di Gerd Roggensack, alle aziende locali e agli stessi tifosi, che si sono messi le mani in tasca per non far fallire il loro club. Da quella salvezza miracolosa l’Arminia ricomincia prima qualificandosi per la neonata 2.Bundesliga e poi costruendo una squadra di livello, guidata dal 1976 dal poco più che quarantenne Karl-Heinz Feldkamp. Il 1977 sembra l’anno buono per la promozione in Bundesliga. A metà campionato l’Arminia è davanti a tutti, ma nel girone di ritorno l’undici di Feldkamp viene sorpassato dal St.Pauli. Per guadagnarsi il pass per la massima serie serve uno spareggio, l’avversaria il Monaco 1860. L’andata è un trionfo. 4-0 per l’Arminia e champagne già in fresco. Ma al ritorno succede l’incredibile. I bavaresi di Jimmy Hartwig ripetono lo stesso risultato, a loro favore. Non ci sono supplementari né rigori, ma uno spareggio in campo neutro a Francoforte. Il risultato è una doccia fredda per gli Arminen. 2-0 per il Monaco 1860 e promozione sfumata.

È uno shock tremendo e la squadra, privata dal talentuosissimo Ewald Lienen andato al Borussia Mönchengladbach, ne risente anche nel nuovo campionato. La vera svolta arriva in primavera, l’Arminia vince otto partite su nove, staccando in anticipo il biglietto per la Bundesliga. Sarà l’inizio del miglior periodo della storia del club, impreziosito nel 1979, sotto la guida di Otto Rehhagel da un 4-0 in casa del Bayern Monaco e nel 1984 da un ottavo posto, miglior risultato in massima serie. Lì dove l’Arminia spera di ritornare nel 2019, magari non passando per gli spareggi.

Coppa di Germania ’85, la vittoria dell'”altro” Bayer

Nel prossimo futuro il KFC Uerdingen 05 potrebbe diventare il terzo club tedesco, dopo il Borussia Dortmund e l’Unterhaching, a essere quotato in Borsa. Un evento importante, per una squadra che milita dal 2018 in 3.Liga, la terza serie, ma che per buona parte degli Anni Ottanta e la prima metà dei Novanta è stata una presenza quasi fissa in Bundesliga. Erano i tempi della sponsorizzazione del colosso farmaceutico Bayer, la cui squadra del locale stabilimento si era fusa nel 1953 con il FC Uerdingen 05, dando vita al FC Bayer Uerdingen 05. Quarantadue anni di collaborazione (terminata nel 1995), durante i quali i rossoblù sono protagonisti di una delle sorprese più grandi nella storia della Coppa di Germania. È il 1985 e al termine di una discreta stagione in Bundesliga, conclusa al settimo posto il club di Krefeld, una delle frazioni di Uerdingen, si gioca la finale della DFB-Pokal. È la prima che viene disputata, per volontà dei vertici della Federcalcio della Repubblica Federale e non senza polemiche, all’Olympiastadion di Berlino Ovest, nella capitale allora divisa della Germania. I rossoblù, allenati dall’ex bandiera del Rot-Weiß Oberhausen Karl-Heinz Feldkamp, sono arrivati ai piedi del Muro superando in semifinale il Saarbrücken, all’epoca militante in 2.Bundesliga grazie al gol del centrale Brinkmann e ai quarti di finale hanno estromesso il Werder Brema di Otto Rehhagel, battuto in casa e in rimonta, con la rete decisiva dell’islandese Lárus Guðmundsson.

Di fronte agli uomini di Feldkamp, che schiera a centrocampo i fratelli Funkel, Wolfgang mediano e Friedhelm attuale allenatore del Fortuna Düsseldorf rifinitore, c’è il Bayern Monaco di Udo Lattek. I bavaresi, che hanno eliminato in semifinale ai supplementari il Borussia Mönchengladbach, hanno appena vinto la Bundesliga e con il trio Augenthaler, Matthäus e Dieter Hoeneß sono gli assoluti favoriti per fare il “double” coppa-campionato. A loro favore ci sono anche i numeri: sei finali giocate, sei vittorie. In un caldo soffocante (35 gradi) e davanti ai 70mila spettatori dell’Olympiastadion, molti dei quali, provenienti dalla Baviera e dal Nordrhein-Westfalen, attraversano per la prima volta la DDR, però tutto andrà in maniera diversa. Anche se all’8′ è il Bayern ad andare in vantaggio con un gran gol, dribbling secco e tiro di sinistro del giovane Hoeneß. L’1-0 però dura solo sessanta secondi, perché, rimessa la palla al centro, un cross dalla destra del Bayer Uerdingen viene deviato da un difensore del Monaco e finisce tra i piedi di Horst Feilzer, l’eroe della promozione dei rossoblù nel 1983 con una doppietta nello spareggio con lo Schalke 04. Il Bomber aus Osnabrück colpisce forte e Aumann non può nulla. Un avvio con il botto che è il primo capitolo di una partita combattuta, in cui a sorprendere sono proprio i Krefelder. Formazione ordinata che corre tanto, gioca semplice ed è rapidissima a verticalizzare, come quando Feilzer supera Aumann con un bel tocco dopo essere stato lanciato a rete con un filtrante. L’arbitro annulla, anche se al replay sembra tutto regolare.

E sarà proprio una decisione di Werner Föckler a dare una svolta al match.. Al 48′ il fischietto renano mostra per un fallo da dietro a centrocampo il cartellino rosso a Wolfgang Dremmler, peraltro già ammonito. Da quel momento il Bayer cresce per intensità e presenza nell’area avversaria, riuscendo a concretizzare al 68′ con una rete da attaccante vero di Wolfgang Schäfer. Il 2-1 non cambierà più, con i calciatori dell’Uerdingen festeggiati dai loro tifosi ma anche da quelli neutrali, prima di ricevere un’accoglienza trionfale in Nordrhein-Westfalen, dove qualcuno porterà la DFB-Pokal addirittura in calesse.

Quel momento di gloria, ad ora l’unico trofeo di un club che ha in rosa attualmente un campione del mondo come Kevin Großkreutz, non sarà l’ultimo del Bayer. Un anno dopo a fine Bundesliga gli uomini di “Kalli” Feldkamp saranno clamorosamente terzi e soprattutto arriveranno alla semifinale di Coppa delle Coppe, il loro massimo traguardo europeo. E non lo raggiungeranno in una maniera qualsiasi ma eliminando ai quarti la Dinamo Dresda di Sammer e Kirsten, battendola 7-3 in casa, dopo aver perso 3-1 all’andata ed essere stata sotto con lo stesso punteggio a 45′ dal termine. Sei gol in un tempo che prenderanno il nome di “Das Wunder von der Grotenburg” dal nome dello stadio in cui si giocò e che a inizio 2000 fu scelto per girare la storia di un altro miracolo, quello di Berna.