Hölzenbein, una leggenda senza (un) record

Ventotto gol in una singola stagione di Bundesliga. André Silva, attaccante dell’Eintracht Francoforte, con la doppietta alla 33sima giornata, nella sconfitta contro lo Schalke 04, è diventato il calciatore delle “Aquile” ad aver segnato più reti in una sola annata del massimo campionato tedesco. Un record che il portoghese ex Milan ha ritoccato con un gol nella vittoria 3-1 al Friburgo e che ha strappato a una leggenda del club dell’Assia, Bernd Hölzenbein, che l’aveva stabilito nella stagione 1976/1977, nella stagione in cui le “Adler” erano arrivate quarte in Bundesliga. E pensare che Hölzenbein, classe 1946, nativo di Dehrn, una cinquantina di chilometri a nord-ovest di Francoforte, all’Eintracht non ci era arrivato da predestinato. Anzi. Nel 1966 il ct della Nazionale U-21 aveva invitato lui e Bernd Nickel, suo futuro compagno di squadra proprio in Assia, a un torneo per osservarli meglio. “Holz”, come lo conoscono tutti dalle parti del Waldstadion, rimane lì solo un giorno. “Nickel ha giocato benissimo– ha ricordato anni dopo in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung – io invece ho fatto così male da tornare subito a casa. Almeno potevo aiutare il TuS Dehrn (il suo club che militava tra i dilettanti n.d.R) in una partita di campionato”.

Tre mesi dopo, però l’Eintracht lo prende. È la squadra il cui leader è Jürgen Grabowski, vicecampione del mondo a Inghilterra ’66. Hölzenbein, che esordisce in Bundesliga nel novembre 1967 sotto la guida del tecnico rumeno Elek Schwartz, segna il suo primo gol il 20 aprile 1968, in una goleada 5-1 subita dal Colonia. Ne seguiranno altri 159, in tredici anni di militanza con le “Aquile”. La sua ascesa non è però rapida, anche perché come ha ammesso a posteriori Bernd, che nei primi anni di carriera ha alternato la sua carriera di calciatore a quella di giocatore di ping pong dilettante, ha qualche problema di autostima. Decisivi per risolverlo l’apporto di Erich Ribbeck, arrivato nell’estate ’68 che decide di puntare su di lui, su Grabowski e su Nickel e soprattutto del suo successore Dietrich Weise, l’uomo che alle soglie del Duemila avrebbe messo le basi teoriche per il piano che avvierà la rinascita del calcio tedesco. Weise, nato nella ex DDR e arrivato a Ovest a 24 anni, gli offre il suo aiuto. “Holz”, dotato di un’ottima tecnica e che ha come specialità il colpo di testa, lo ripaga cominciando ad andare costantemente in doppia cifra, supportato da una squadra in piena crescita, con gli innesti della futura leggenda Karl-Heinz „Charly“ Körbel e di Willi Neuberger, oltre che successivamente di Bruno Pezzey e del sudcoreano Cha Bum-kun.

Le “Aquile” e Hölzenbein si toglieranno tante soddisfazioni, come tre Coppe di Germania, l’ultima nel 1981 alzata da capitano nel match d’addio all’Eintracht, una Coppa UEFA conquistata nel 1980 ai danni del Borussia Mönchengladbach. L’attaccante, come l’Eintracht però non vinceranno mai né il Meisterschale e non riuscirà a laurearsi capocannoniere del torneo, neppure nel magnifico 1976/1977, quello dei 26 gol, quando fu battuto dai due Müller, Dieter e Gerd. Un grande calciatore, che curiosamente è rimasto famoso per due episodi, entrambi avvenuti in competizioni internazionali. Il primo è datato 7 novembre 1979, quando con un “Sitzkopfball”, letteralmente un colpo di testa da seduto Hölzenbein sigla il 2-0 che consente all’Eintracht di portare la Dinamo Bucarest nel ritorno del secondo turno della Coppa UEFA 1979-1980, che poi le “Adler” vinceranno. Il secondo risale al 7 luglio 1974 quando “Holz” veste la maglia della Nazionale tedesca, da lui assaggiata per la prima volta un anno prima, quando il ct Helmut Schön, che vivendo a Wiesbaden è spesso sugli spalti del Waldstadion, l’ha convocato. Quel giorno a Monaco di Baviera si disputa la finale della Coppa del Mondo tra Olanda e Germania Ovest. Al 25′ con gli Oranje avanti 1-0 Hölzenbein tenta una percussione da sinistra, entra in area e cade per l’intervento di Wim Jansen. Per l’arbitro inglese Jack Taylor è rigore, che poi sarà trasformato da Paul Breitner. Ancora oggi, a 47 anni di distanza si discute se sia rigore o no. Per quell’episodio nella lingua olandese è entrata la parola “Schwalbe”, simulazione, prima inesistente.

Hölzenbein, che oltre al Mondiale ’74, ha giocato un Europeo nel ’76 arrivando secondo e che ad Argentina ’78 era in campo nell’eliminazione della Germania Ovest contro l’Austria, lascerà l’Eintracht nel 1981 per una parentesi negli USA e una nelle serie minori con il FSV Salmrohr. In Assia ci tornerà nel 1988 diventando vicepresidente dei rossoneri. Sfiorerà il Meisterschale nel 1992 nel ’94 diventerà team manager delle “Aquile”. Con lui nel ’96 le “Adler” conosceranno la prima retrocessione della loro Storia, con Hölzenbein che dà l’addio sl “suo” club e che sarà anche processato per irregolarità finanziarie nel 2001. Gli daranno una multa salatissima ma Bernd rientrerà nel suo Eintracht come consulente e dal 2004 come capo degli scout. Ora è in pensione e si gode l’amore dei tifosi, che giusto quarant’anni fa applaudivano il suo ultimo trionfo con la maglia dei rossoneri di Francoforte.

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