Quando Klose era solo Mirek

Estate 1998. In Francia si stanno giocando i Mondiali di calcio. Tra quelli che stanno ammirando, dal divano di casa sua, le prodezze di Ronaldo, Michael Owen e di Zinedine Zidane, c’è un ragazzo di 20 anni. Abita nel minuscolo borgo di Blaubach, nella Renania-Palatinato, non lontano da Kaiserslautern, nel sud-ovest della Germania. Anche lui è un calciatore, più precisamente un attaccante, ma è un dilettante, si guadagna infatti da vivere lavorando sui tetti, fa il carpentiere. Si chiama Miroslav Josef Klose, ma tutti lo chiamano solo Mirek. Nell’ultima stagione ha militato nella prima squadra del SG Blaubach-Diedelkopf, club di Kreisliga, settima serie, quello dove è cresciuto e dove ha compiuto la trafila delle giovanili. Mirek il calcio e lo sport ce li ha nel sangue. Letteralmente. Sua mamma Barbara Jeż ha collezionato 82 presenze con la Nazionale polacca di pallamano, mentre papà Jozef è stato un buon attaccante e una bandiera dell’Odra Opole, riuscendo a 31 anni, nel 1978, a strappare un contratto con i francesi dell’Auxerre di Guy Roux. Ed è in Borgogna che il piccolo Miroslav cresce, prima di tornare a Opole in Polonia, dove è nato per un anno e trasferirsi con la famiglia nella Germania allora dell’Ovest. I Klose sono Aussiedler, cioè membri della minoranza tedesca in Polonia e per la loro origine hanno diritto alla cittadinanza della Repubblica Federale.

L’impatto con la nuova realtà è però tutt’altro che facile. La famiglia di Mirek vive i primi mesi in una struttura d’accoglienza e quando il piccolo Klose arriva a scuola è un disastro. Il primo giorno lo mandano in quarta, la classe dei ragazzi della sua età. Gli fanno fare un dettato. Lui non capisce nulla, semplicemente perché Mirek in tedesco sa dire solo “Ja” e “Nein”. Anche durante l’intervallo il bimbo di Opole è un po’ in disparte. Poi un giorno in cortile manca un giocatore nella partitella tra i suoi compagni. Klose, che sta imparando rapidamente il tedesco, entra. E da quel giorno lo scelgono sempre per primo.

Non è l’ultima volta che qualcuno nota il suo talento. A cercare Klose sono appunto gli osservatori del SG Blaubach-Diedelkopf. Mirek ha tecnica e talento, soprattutto in area di rigore, ma va a giornate. “Quando aveva voglia – racconta Dieter Schmolke, suo tecnico nella Jugend-A, la “nostra” Primavera – è un piacere vederlo giocare. Uccellava gli avversari. Quando non ne aveva, lo potevi mettere a fare il palo della porta”. A 15 anni, in un raduno della selezione del sud ovest della Germania, lo scartano dopo un giorno. Nessuno a vent’anni si immagina per Miroslav una carriera da professionista. Nell’estate del ’98, proprio quella del Mondiale, Klose ha un’occasione. Uno dei suoi allenatori delle giovanili Erich Berndt, che ha ottimi rapporti con l’Homburg, club che tra Anni Ottanta e Novanta ha pure assaggiato la Bundesliga, gli organizza il trasferimento nella squadra riserve della società, dove ha giocato anche l’attuale tecnico del Friburgo Christian Streich. Ad accoglierlo Peter Rubeck. “Sotto il profilo della corsa aveva delle mancanze e tatticamente aveva dei problemi” così viene descritto Klose dall’allenatore. In mezza stagione segna 10 gol in quinta serie e poi quando Rubeck viene promosso in prima squadra Mirek lo segue. Non è un’esperienza positiva, quella in Regionalliga, l’allora terza divisione. A fine stagione, con l’Homburg in difficoltà economiche, Klose si deve cercare un nuovo club.

Berndt lo consiglia alla formazione riserve del vicino Kaiserslautern, la cui prima squadra, gioca in Bundesliga. È il 1999. A distanza di un anno, il 15 aprile 2000, mentre sta facendo discretamente bene con gli Amateure (26 gol in 50 partite), esordisce in Bundesliga con i “Diavoli Rossi” con Otto Rehhagel in panchina. Nemmeno dodici mesi dopo, il 24 marzo 2001 riceve la prima chiamata della Nazionale, guidata da Rudi Völler. Per vestire quella maglia ha rifiutato anche l’offerta del ct polacco Jerzy Engel, andato a Kaiserslautern per convincerlo. Nel giorno del debutto Völler lo butta dentro a Leverkusen sull’1-1 nel match delle qualificazioni mondiali contro l’Albania. Dopo qualche minuto mette a segno la rete decisiva. Ne realizzerà altre 70 con la Nationalmannschaft, di cui sedici a un Mondiale. Nessuno con la maglia della Germania ha fatto meglio di lui. Il primo Mondiale lo giocherà nel 2002 in Corea e Giappone. Al suo esordio ne fa tre all’Arabia Saudita. Arriverà secondo nella classifica marcatori di quell’edizione, dietro Ronaldo. Ma sarà proprio il “Fenomeno” il giocatore che Mirek, nel frattempo diventato un simbolo di classe, dedizione e talento, nel 2014 supererà nella lista dei migliori goleador di tutti i tempi nelle rassegne iridate. E lo farà in Brasile, nella storica serata del 7-1 della Germania alla nazionale verdeoro.

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