1944-1945, quando il Fußball si è fermato

La Bundesliga è ferma, causa coronavirus e il calcio tedesco, insieme a quello europeo, si interroga su quando si potrà tornare a giocare. Tra le varie ipotesi ventilate in queste settimane,  c’è quella di sospendere definitivamente il campionato (ad ora la più remota, almeno per la massima serie). In più di un secolo di Fußball è successo solo una volta che un torneo non fosse terminato. È capitato esattamente 75 anni, nel 1945. La Germania di Hitler, che nel 1939 aveva invaso la Polonia, dando avvio alla seconda guerra mondiale, è sull’orlo del precipizio. E lo sport, il calcio in particolare, ne risente.

Con l’inasprirsi del conflitto, in particolare con l’Invasione dell’Unione Sovietica, molti sportivi e diversi calciatori sono stati arruolati e mandati al fronte. La Nationalmannschaft ha giocato l’ultimo match nel novembre del ’42 a Bratislava contro la Slovacchia, non a caso, uno stato creato ad hoc dal Terzo Reich dopo lo smembramento della Cecoslovacchia. È la 100sima vittoria della Nazionale e il match in cui Paul Janes, ufficialmente arruolato in Marina, lui che non sa nuotare, ha festeggiato il record di presenze nella selezione tedesca (71), primato poi battuto nel 1970 da Uwe Seeler. Il campionato invece è andato avanti per due stagioni. Non era un campionato a girone unico, ma era articolato come dal ’33 tra Gauligen, i campionati regionali (che dal 1939 comprendevano anche le regioni occupate come l’Austria, l’Alsazia o i Sudeti) e una fase finale con le vincitrici dei singoli tornei. In entrambi i casi aveva trionfato il Dresdner SC, che aveva battuto in finale rispettivamente il Saarbrücken e il LSV Hamburg, club emanazione della Luftwaffe, l’aeronautica tedesca. Nel secondo successo, nell’ultimo atto, il 3-0 l’aveva firmato Helmut Schön, il futuro ct della Nazionale campione del mondo del ’74.

Pochi mesi dopo quella vittoria nella primavera del 1945, però la situazione, a livello ambientale, era decisamente cambiata. E non in meglio per il Terzo Reich. A est l’Armata Rossa premeva e gli Alleati compivano frequenti incursioni aree sul territorio tedesco. Giocare a calcio diventava un pericolo. Alcune Gauliga, per esempio quella della Prussia Orientale, la regione tra l’attuale Russia e Lituania all’epoca parte della Germania, non cominciarono neppure vista la pressione delle truppe sovietiche, altre invece iniziarono, per poi non finire. Al sud, nella Gauliga Bayern, non si giocarono tutte le partite con una squadra, il Luftwaffen SV Fürstenfeldbruck, che si era ritirata e i suoi giocatori erano stati arruolati nel marzo 1945. Un torneo incompleto in cui il Bayern Monaco, in testa alla classifica al momento dell’interruzione, era già di fatto irraggiungibile dalle inseguitrici, primi tra tutti i rivali cittadini del Monaco 1860. E proprio un Münchner Derby era stato il 22 aprile 1945, otto giorni prima del suicidio di Hitler e due settimane prima della resa tedesca, l’ultimo incontro ufficiale del calcio tedesco sotto il nazionalsocialismo. Vittoria in trasferta 3-2 per il Bayern, con la partita disputata non al Grünwalder Stadion, distrutto dalle bombe, ma sul terreno di gioco dei tranvieri, a Giesing. Tra i vincitori molti, come Hans Leibach, autore di una doppietta e di Franz Loogen, sono Gastspieler, “calciatori ospiti”, trasferiti lì per altre ragioni, soprattutto l’impiego in unità militari.

Franz Loogen/Foto DFB

La partita di Monaco è l’ultimo match ufficiale durante il nazionalsocialismo ma non l’ultimo in assoluto. Sì, perché a Nord, dove le truppe alleate arriveranno praticamente a inizio maggio si gioca ancora. Anzi, ad Amburgo, la Gauliga è terminata con poche (e ininfluenti) partite saltate. Il campione è l’Amburgo che il 29 aprile sfida l’Altona 93, secondo in classifica, in un’amichevole. Finisce 4-2 per l’HSV, Poco meno di una settimana dopo, la Germania si arrende. La fase finale non ha luogo. È l’unico caso in cui un campionato tedesco comincia ma non finisce per motivi extracalcistici. Il Fußball si rimetterà in moto, nelle zone occupate dagli Alleati occidentale, a novembre di quell’anno. Nove anni dopo, nel 1954, la Germania, allora dell’Ovest vince il suo primo Mondiale. In campo c’è anche uno dei protagonisti di quei giorni. È Franz Loogen. Non gioca, ma porta la valigetta del medico, visto che è il dottore ufficiale della Nationalmannschaft di Sepp Herberger e Fritz Walter.

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