Rudi Assauer, un mito nella Ruhr

Doveva essere, ma non è stato. Borussia Dortmund-Schalke 04, il Revierderby, come tutte le altre partite di Bundesliga, è stato rinviato a data da destinarsi a causa dell’emergenza coronavirus. Un match inserito nel 2018 da FourFourTwo al nono posto nella classifica dei derby più caldi del mondo, che per più di quarant’anni ha avuto un protagonista, Rudolf Assauer, per tutti Rudi. Direttore sportivo e allenatore a interim, è stato l’uomo che ha portato lo Schalke 04 nel calcio moderno e nell’élite europea. Nei suoi due “mandati”, tra il 1981 e il 1986 e poi tra 1993 e il 2006 i Knappen hanno vissuto la loro epoca migliore dagli Anni Sessanta. Due Coppe di Germania vinte consecutivamente, nel 2001 e nel 2002 e soprattutto la Coppa UEFA, conquistata nel 1997, ai danni dell’Inter. È stato lui l’”architetto”, insieme al tecnico olandese Huub Stevens, pescato dal Roda, della squadra degli Eurofighter, che tra le sue riserve aveva David Wagner, l’attuale allenatore dello Schalke. Due periodi fondamentali nella storia del club, non solo sul campo (fu Assauer a supervisionare la costruzione della Veltins-Arena, il nuovo impianto che ha sostituito il Parkstadion), in cui c’è una “macchia”. Quella di non aver vinto il Meisterschale, il campionato che in quella parte della Ruhr aspettano ancora dal 1958. E lo Schalke di Assauer e Stevens, lo manca di un pelo.

È il 19 maggio 2001 e i Knappen stanno vincendo 5-3 con l’Unterhaching dopo essere stato sotto 2-0, il Bayern, che all’inizio di quella partita è davanti a loro di un punto sta perdendo 1-0 con l’Amburgo. Il match del club della Ruhr finisce. Gli uomini di Stevens stanno festeggiando, ma al quarto minuto di recupero il Bayern Monaco pareggia con una punizione a due in area di Patrik Andersson, che in quell’occasione segna il suo unico gol per il FCB. Le lacrime di gioia diventano di delusione. Per i loro tifosi di tutta la Germania (tranne per quelli di Bayern e Borussia Dortmund ovviamente) loro diventano i Meister der Herzen, i campioni del cuore o “campioni per quattro minuti”, quelli passati prima del gol dello svedese. Per Assauer, è parole sue “il momento più amaro della sua carriera”. Rudi, però, al di là di essere un dirigente capace, che aveva cominciato in quel ruolo nel Werder Brema, è un personaggio. Fumatore incallito (“Stumpen-Rudi”, uno dei tanti soprannomi), vero e verace, “un duro dal cuore d’oro”, lingua lunga e spesso tagliente, qualche volta con “uscite” discutibili. “Se un calciatore venisse da me e mi dicesse sono gay. Direi hai avuto coraggio, ma gli consiglierei di cambiare lavoro. Perché sarebbe preso in giro, dai compagni e dai tifosi, glielo eviterei”. Il suo essere diretto e loquace gli è costato anche entrambi i divorzi dallo Schalke, nel 1986 per i dissidi con l’allora presidente, nel 2006, quando era in procinto di diventare presidente, per aver rivelato, secondo i suoi accusatori, particolari sulla situazione finanziaria del club. Quell’addio è l’ultima grande recita di Assauer (premiato davvero come attore per una pubblicità proprio nel 2006) sul palcoscenico del grande calcio. Fa il consigliere per Wuppertaler SV Borussia e il procuratore, poi nel 2010, a 66 anni, la diagnosi. Rudi soffre del morbo di Alzheimer, la stessa malattia di cui è malato suo fratello Lothar.

In quell’anno Assauer riceve anche l’omaggio del Borussia Dortmund, il rivale di mille sfide, per i suoi 40 anni come membro del club. Sì, perché Rudi, prima di diventare una colonna e un simbolo dello Schalke (di cui ha sempre ammesso di avere tifoso), è stato un giocatore del Borussia Dortmund. Il giallonero l’ha vestito per 119 volte in sei anni, dal 1964, quando aveva vent’anni, al 1970, quando è stato ceduto al Werder Brema. Con il BVB ha vinto una Bundesliga nel 1965 e soprattutto l’anno successivo è in campo, in una delle partite che hanno fatto la storia del calcio tedesco. Il 5 maggio ’66 Rudi è al centro della difesa, al fianco del capitano Wolfgang Paul, a Glasgow, nella finale di Coppa delle Coppe contro il grande Liverpool di Bill Shankly. Al 120′ dopo una lunga battaglia la spunteranno i ragazzi della Ruhr per 2-1 grazie alle reti di Lothar Emmerich e Stan Libuda, quest’ultimo pure lui destinato a diventare un grande dello Schalke. È la prima volta che un club della Bundesliga conquista una coppa europea. E adesso si capisce perché il documentario uscito su di lui nel 2018, un anno prima della sua scomparsa, l’abbiano intitolato “Rudi Assauer, creatore, uomo, leggenda”. Sempre tra Dortmund e Gelsenkirchen.

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