Leverkusen, dove si “fabbrica” calcio

È stato l’argomento della settimana in Bundesliga. E rischia di esserlo anche nel prossimo futuro. La regola del 50+1, quella che vieta a un singolo investitore di possedere da solo la maggioranza del pacchetto azionario di una società di calcio, ha subito critiche e aspre difese. Una normativa, quella varata a fine Anni Novanta dalle istituzione calcistiche tedesche, per cui esistono delle deroghe, per quegli azionisti/aziende “che da più di 20 anni sostengono in maniera considerevole e ininterrotto “ un club di calcio. È il caso della SAP con l’Hoffenheim, della Volkswagen con il Wolfsburg e soprattutto della Bayer, con il Leverkusen, a cui legislatori avevano pensato quando hanno creato l’eccezione, la “Lex Leverkusen” appunto. Sì perché tra tutte le squadre che godono della deroga quella legata al colosso farmaceutico del Nordrhein-Westfalen ha la tradizione più solida. E pensare che tutto nacque per una lettera, quella che nel febbraio 1903 Wilhelm Hauschild e August Kuhlmann, rispettivamente ex segretario dell’associazione ginnastica della vicina Wuppertal e segretario di un club dello stesso sport con sede a Sonnborn, scrissero all’ufficio del personale della Bayer. Scopo: chiedere il sostegno per la fondazione di una società sportiva nell’azienda di Leverkusen. Che come città peraltro non esisteva ancora, ma era solo il nome della zona dove si trova la fabbrica. La petizione ha successo, tanto che la firmano 170 dipendenti. Nel novembre del 1903, forti di questo appoggio, Hauschild e Kuhlmann, indirizzano una missiva, correlata dalla spiegazione del progetto e dagli “autografi” dei sostenitori, ai direttori Friedrich Bayer Jr e Carl Duisberg. La risposta arriva in breve tempo ed è positiva. Anzi entusiasta. “Saremmo straordinariamente felici, se si fondasse a Leverkusen una società di ginnastica” dicono i capi. In più mettono in cantiere la costruzione di una palestra per il nuovo club. Il primo luglio 1904 nasce il “Turn- und Spielverein der Farbenfabriken vorm. Friedrich Bayer & Co. in Leverkusen“, per tutti TuS 04.

Foto Archivio Bayer Leverkusen

Per vedere rotolare un pallone invece bisognerà aspettare ancora un paio d’anni. La ginnastica, vero culto per la Germania sportiva dell’epoca (Ludwig Jahn, il padre del movimento ginnico tedesco è morto da appena 50 anni), con la sua disciplina militaresca non entusiasma i più giovani. Come Ferdinand Stader e due coppie di fratelli i Lerch (Gustav e Willi) e i Meurer (Ernst e Lorenz). Sono loro che con il permesso dei ginnasti si incontrano insieme ad altri undici compagni nella locanda di “Wiesdorfer Hof” venerdì 31 maggio 1907 per fondare la sezione calcistica del TuS 04. C’è una sola condizione per l’esistenza della squadra di calcio: la partecipazione da parte dei fondatori alle manifestazioni ginniche. È l’inizio di un percorso, che sarà tutt’altro che lineare. Negli Anni Venti la Federginnastica mette davanti gli iscritti al TuS 04 davanti a una scelta: quella di affiliarsi a lei o ad un’altra Federazione. I calciatori, che volevano continuare a giocare sotto l’ombrello della DFB, se ne vanno. Fondano il FV 04 Leverkusen, che nel 1928 si unirà al Box- und Sportverein Wiesdorf, dando vita al SV Bayer 04 Leverkusen. Si “riconcilieranno” solo più di 50 anni dopo, nel 1984. Mezzo secolo in cui il club del Nordrhein-Westfalen, che dal 1933 porta la croce della Bayer sul petto, cambia casa e pelle. Passa dal Platz an der Dhünn, allo Stadion am Stadtpark, fino all’Ulrich-Haberland-Stadion, salta dalle divisioni regionali alla Bundesliga, assaggiata per la prima volta nel 1979, dopo averla mancata all’inizio degli Anni Sessanta.

E poi nel 1988, con il guru Erich Ribbeck un’epica Coppa UEFA vinta in finale contro l’Espanyol. 3-0 a Barcellona per gli spagnoli, 3-0 per i tedeschi in casa con l’epilogo ai rigori, dove il protagonista è il portiere Rüdiger Vollborn. Una squadra di vertice, che nonostante degli ottimi dirigenti, come Reiner Calmund, l’uomo che tra gli altri perfezionò il primo trasferimento legale dalla Germania Est alla Germania Ovest (Andreas Thom e Ulf Kirsten), giocatori di livello come Michael Ballack e Lucio e discreti allenatori, come Klaus Toppmöller è famosa… per non vincere mai. Tanto che a parte una Coppa di Germania nel ’93 le “Aspirine” non hanno mai conquistato un trofeo, collezionando però una finale di Champions League e una serie di secondi posti in campionato. Due, quello del 2000 e del 2002, con Meisterschale persi all’ultimo secondo e in maniera così rocambolesca che gli sono valsi l’etichetta di “Vizekusen”. Un marchio che Peter Bosz e i suoi sperano di togliersi presto.

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