Shmuel Rosenthal, un israeliano in Bundesliga

Imago

Un centrocampista difensivo, che sa fare bene anche il libero. A inizio Anni Settanta Shmuel Rosenthal ha 25 anni ed è una delle stelle del Hapoel Petah Tikva, club del massimo campionato israeliano. Con la Nazionale con la Stella di Davide ha disputato i Giochi Olimpici di Messico ’68, dove Israele è uscito solo per sorteggio nei quarti di finale con la Bulgaria e soprattutto i Mondiali del ’70. In Messico ha giocato tutte e tre le partite della selezione asiatica, compreso il match contro l’Italia terminato 0-0. “In quel momento ho notato – racconterà anni dopo – che lì potevo starci. Divento professionista”. Rosenthal, che è un dilettante come tutti i suoi connazionali, compreso il bomber Mordechai Spiegler, è sul taccuino di diversi club europei. A spuntarla nel 1971 è il Borussia Mönchengladbach. Decisivi per l’ingaggio sono i rapporti di amicizia e stima che intercorrono tra Emmanuel Scheffer, ct di Israele e la dirigenza dei “Puledri”. Hennes Weisweiler, l’allenatore dei “Fohlen” è stato infatti il docente di Scheffer alla Sporthochschule Köln, dove il tecnico israeliano aveva frequentato il corso allenatori con un certo Rinus Michels, l’”architetto” del calcio totale. Weisweiler e il general manager Helmut Grashoff sono stati anche i dirigenti che nel febbraio 1970 avevano portato il ‘Gladbach di Netzer e Bonhof a Tel Aviv per giocare contro la Nazionale locale, in cui peraltro militava pure Rosenthal. Era stato un successo con i Fohlen, vittoriosi 6-0, capaci di entusiasmare i 30mila spettatori, in un incontro, che era stato il primo di un club professionistico tedesco in Israele.

Le difficoltà per il trasferimento di Shmuel però non mancano. Prima di tutto quelle regolamentari. La Federcalcio israeliana punisce chiunque decida di giocare all’estero, così Rosenthal viene squalificato per un anno. E poi il neo acquisto del ‘Gladbach è pur sempre un giocatore di religione ebraica nel Paese che ha messo in atto la Shoah. I rapporti tra Israele e Germania Ovest sono in via di ricostruzione, dal 1952, in base agli accordi del Lussemburgo, la Repubblica Federale corrisponde delle riparazioni al giovane Stato asiatico per l’Olocausto, ma in Israele qualunque cosa sia tedesco è rigettato. Dalla musica di Richard Wagner, associata al nazionalsocialismo (le note del compositore erano state la colonna sonora del regime e venivano spesso suonate anche nei lager) alle parole dello scrittore Günter Grass, bersagliato ancora nel 1971 dai pomodori in occasione di una visita per la “Settimana della cultura tedesca”.

In più per Rosenthal, che ha rischiato di avere compagno al ‘Gladbach l’amico Spiegler, c’è anche una storia personale particolare. La famiglia di suo padre, che viveva in Lituania, è stata interamente sterminata dai nazisti durante la Shoah e il papà di Shmuel si è salvato solo perché nel 1935, all’indomani delle Maccabiadi, i giochi sportivi ebraici, disputati da calciatore, aveva deciso di rimanere in quella che era ancora la Palestina britannica. E proprio per questo, che il ragazzo israeliano chiederà il permesso al padre, prima di accettare l’offerta del ‘Gladbach “Giocherei volentieri in Germania papà, per te sarebbe un problema?” domanderà al genitore nei giorni del trasferimento “Per me non è facile – gli risponderà, come ricorderà in un’intervista alla Deutsche Wellema se tu vuoi così fortemente il tuo successo sportivo, se vuoi diventare il primo israeliano a giocare in Germania, ti do la mia benedizione”. La militanza in Bundesliga di Rosenthal, che diventerà il primo israeliano a giocare all’estero seguito poco da Spiegler, è sportivamente una parentesi. Tredici partite, tutte nella prima parte della stagione 1972/1973, tra campionato e coppa UEFA con una rete, alla terza presenza contro l’Hannover. Gioca spesso nel ruolo di libero, incontra campioni come Uli Hoeneß ma non convince tutti. Poi la nostalgia di casa, il freddo e anche la paura sua e dei compagni dopo l’attentato di Monaco ’72 (l’ambasciata gli fornirà una guardia del corpo, come ha ricordato alla Deutsche Welle) sanciscono il divorzio tra il ‘Gladbach e il libero israeliano. Che la sua carriera la terminerà nel ’79 dopo aver giocato negli USA e nel “suo” Hapoel Petah Tikva, oltre che i diversi club israeliani minori.Il post-carriera non gli arriderà, con una condanna a 13 anni per traffico di cocaina, rimediata nel 1997. Scontata la pena lavorerà come maestro di yoga e in una ditta di elettronica. Nel 2016, 43 anni dopo l’ultima volta Rosenthal torna in Germania. E lo fa in occasione di un documentario sui rapporti calcistici tra Germania Ovest e Israele.

Visita il Borussia-Park e incontra i suoi vecchi compagni Rainer Bonhof e Herbert „Hacki“ Wimmer. Definirà quel viaggio la “chiusura di un cerchio”. Apertosi quando un giovane israeliano sognava di essere professionista in Europa.

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