DFB-Hallenpokal, le stelle sotto un tetto

Una competizione per sfruttare la crescente popolarità del calcio a cinque e per riempire il vuoto lasciato dal calendario della Bundesliga. Con questi obiettivi nel 1987 il quotidiano popolare Bild decide di organizzare una Hallenpokal, letteralmente “torneo al coperto”, a Stoccarda. Quattro squadre, due semifinali e una finale, vinta 3-1 ai tiri da nove metri dall’Amburgo contro i padroni di casa del VfB. È un successo, tanto che nel 1988 la DFB la Federcalcio tedesca ne prende il controllo, stabilendo premi sostanziosi (per esempio 40mila marchi per i vincitori dell’edizione ’88). È nata la DFB-Hallen-Masters, dal ’98 al 2001, data dell’ultima edizione, chiamata anche DFB-Hallenpokal. Si gioca cinque contro cinque senza fallo laterale (il campo ha le sponde) ed è articolata in una fase di qualificazione, con tornei giocati in tutta la Germania e una fase finale, che dal ’89 al 2001, ha luogo, anche per provare ad attirare pubblico, a Monaco di Baviera o a Dortmund. Alla DFB-Hallenpokal, trasmessa dall’emittente commerciale DSF, potevano partecipare squadre di Bundesliga, di 2.Bundesliga, ma anche club delle serie inferiori, nonché società straniere, provenienti da quei Paesi che disputavano un campionato sull’anno solare (per esempio la Dinamo Kiev e la Dinamo Tbilisi) o che avevano una sosta particolarmente lunga come i danesi del Brøndby o i polacchi del Widzew Łódź.

Questi ingredienti, con formule che hanno continuato a evolversi per provare a sollevare l’interesse del pubblico e dei dirigenti, hanno fatto diventare la DFB-Hallen-Masters una competizione di assoluto culto, Da un lato, almeno fino alla metà degli Anni Novanta, anche per la qualità dei giocatori in campo. Basta leggere la lista dei capocannonieri del torneo. Ci sono nomi come Frank Mill, leggenda del Borussia Dortmund, il futuro Pallone d’Oro Matthias Sammer, Wynton Rufer, ottimo goleador con la maglia di Werder Brema e Kaiserslautern, ma anche Pierre Littbarski, campione del mondo a Italia ’90 e talento del Colonia o Paulo Sergio, al Bayer Leverkusen, prima di passare a Roma e Bayern. Dall’altro lato per i risultati e le storie ha saputo raccontare. Come nel 1993 quando in uno dei tornei di qualificazione la finale fu tra Karlsruhe e le riserve del.. Karlsruhe o quelle delle ultime due edizioni.

Nel 2000 a conquistare il titolo furono i bavaresi del Greuther Fürth. E non fu una vittoria sul campo. I biancoverdi, arrivati in finale dopo le qualificazioni avevano infatti perso 3-2 il match per il titolo con il Borussia Mönchengladbach. Nel dopopartita però Quido Landzaat, difensore del ‘Gladbach, fu trovato positivo a un controllo antidoping. Sostanza: cannabis. Il Greuther aveva fatto ricorso e in appello il tribunale della DFB aveva tolto il titolo al Borussia e l’aveva assegnato ai bavaresi. Nel 2001, nel torneo in cui i tifosi del Dortmund poterono ammirare per la prima volta con la loro maglia il talento di Tomáš Rosický e che aveva tra i partecipanti il SSV Reutlingen, a vincere invece era stata un’altra squadra proveniente dalla Baviera, l’Unterhaching, all’epoca club di Bundesliga. I rossoblù vinsero la finale contro il Werder Brema di Thomas Schaaf e del goleador improvvisato Mike Barten. 1-1 dopo i tempi regolamentari per le reti di Ailton e lo spagnolo del Baden-Württemberg Alfonso Garcia. Poi rigori dai nove metri. Sbaglia per il Werder Frings, decide Altin Rraklli, ex Friburgo e Hertha Berlino, già autore di una doppietta in semifinale. Quella rete è l’ultima della storia della DFB-Hallenpokal, con 11 vincitori diversi in 14 edizioni (curiosamente il Bayern Monaco non l’ha mai vinta, mentre il BVB è l’unico club ad averlo conquistato più volte). Dal 2002 non si giocherà più mettendo fine alla lenta agonia di una competizione, schiacciata dal calendario sempre più esteso, dal diminuito interesse del pubblico anche legato ai prezzi dei biglietti (nel 2001 il costo per un tagliando si aggirava intorno ai 55 marchi) e dal timore degli infortuni, che avevano indotto le società, soprattutto le big a schierare le seconde linee. Fino al 2015 si continuerà a disputare la versione femminile, nata nel 1994, ma mai si toccheranno le punte degli Anni Novanta quando le “stelle” giocavano sotto un tetto.

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