Borussia Dortmund ’66, la Germania trionfa in Europa

Prima del Bayern, prima del ‘Gladbach. Il Borussia Dortmund, che guidato da Lucien Favre cerca una vittoria per sperare negli ottavi di Champions League, è stato il primo club della Bundesliga a conquistare una competizione europea. È il 1966 e il campionato tedesco è lontano da essere il torneo pieno di stelle e di introiti che è ora. Il BVB, che nella stagione 1964-1965 aveva vinto la sua prima DFB-Pokal, si è qualificato per la Coppa delle Coppe.

E nonostante siano solo quattro turni prima della finale, il cammino verso l’ultimo atto, previsto a Glasgow in Scozia è tutt’altro che agevole per i renani. Dopo un comodo debutto con i maltesi del Floriana, liquidati con un complessivo 13-1, il BVB è accoppiato al CSKA Sofia. I bulgari di Dimitar Penev perdono nettamente 3-0 in Germania Ovest, ma trasformano la partita dello stadio Vasil Levski, davanti a 31mila spettatori in una corrida. I tedeschi prendono gol (quattro) e botte. L’ultimo quarto d’ora è un inferno per il BVB, anche perché l’arbitro vede poco o niente. Dieter “Hoppy” Kurrat perde la testa e a tre minuti dal termine si fa cacciare. I gialloneri resistono sul 4-2, che vale il passaggio del turno. Per la cronaca la squalifica di Kurrat verrà cancellata per la testimonianza di Donski, presidente della Federcalcio bulgara. Ai quarti l’avversario è l’Atletico Madrid, autentica bestia nera dei club tedeschi. Nei precedenti cinque anni i colchoneros hanno eliminato nell’ordine Schalke, Werder Brema e Norimberga. All’andata, nella Capitale, all’Estado Metropolitano, fino all’87’ il BVB accarezza addirittura il sogno dell’impresa grazie al gol di Lothar Emmerich, vero trascinatore fin dal turno con i maltesi dove aveva realizzato sei gol. A tre minuti dal termine i madrileni pareggiano con il portoghese di origine angolana Mendonça. È un buon risultato, visto che con la regola dei gol in trasferta, introdotta proprio nell’edizione 1965-1966, ai tedeschi basterebbe un pari 0-0 per volare in semifinale.

Il BVB, reduce da un rotondissimo 7-0 nel Revierderby con lo Schalke, però nel match di ritorno fa ancora meglio. Al Rote Erde, il predecessore del Westfalenstadion, pieno come un uovo (270mila marchi di incasso, in media erano quasi 100mila di meno), gli uomini dell’influenzato Willi Multhaup prima devono ringraziare Tilkowski per le parate e poi la coppia Siggi Held-Lothar Emmerich per l’1-0, siglato al 15′. I colchoneros, che hanno in campo anche l’argentino Jorge Griffa, futuro superbo cacciatore di talenti, ci capiscono poco, soprattutto sulle incursioni dei due esterni del Borussia Held-Libuda. Il resto lo fa l’imprecisione degli attaccanti spagnoli. È semifinale. E che semifinale. L’avversario è il West Ham, detentore del trofeo, che in rosa ha alcuni elementi dell’Inghilterra di Alf Ramsey, come Bobby Moore e Geoff Hurst. Gli Hammers, con lo spogliatoio in fermento per la decisione del tecnico Ron Greenwood di togliere la fascia a Moore per darla a Byrne, prendono l’iniziativa a metà ripresa e non la lasciano fino a pochi minuti dal termine. Il gol però è solo uno, quello di Martin Peters al 52′. Tilkowski prende il parabile, lo stopper Wolfgang Paul ferma quello che si fermare. A quattro minuti dalla fine il colpo di scena: passaggio di Libuda e gol, di destro, non il suo piede di Emmerich. 1-1. Sessanta secondi dopo, cross dalla sinistra di Held e tocco dello stesso attaccante, che pur scontrandosi con il palo, riesce a siglare il 2-1. Nessuna formazione tedesca aveva mai vinto sul suolo inglese. Il ritorno al Rote Erde è addirittura un trionfo. Dopo 25” il BVB è già avanti, con il solito Emmerich. Che controlla, si gira, colpisce la traversa ma poi realizza di testa sul rimbalzo. Il centravanti dei gialloneri raddoppia su punizione e mette la partita e la qualificazione in ghiaccio. Al 90′ il risultato sarà 3-1 per l’undici della Ruhr che raggiunge la prima finale europea della sua storia.

Avversario il grande Liverpool di Bill Shankly. I Reds sono favoriti e il manager scozzese alla vigilia dichiara “Borussia Dortmund chi?”. A Hampden Park, a Glasgow ci sono 40mila spettatori, più di 20mila provenienti dalla metropoli sulla Merseyside. Gli inglesi attaccano, i tedeschi, come bloccati, sbagliano molto ma riescono a difendersi comunque con ordine. Al 61′ il Dortmund passa in vantaggio. Filtrante di Emmerich per Siggi Held che si infila tra due difensori con un bel tiro d’incontro, battendo Tommy Lawrence. Sei minuti dopo il Liverpool pareggia con una rete di Roger Hunt bravo a sfruttare un cross dalla destra di Peter Thomson. I tedeschi protestano perché pensano che il pallone sia uscito, ma l’arbitro francese Pierre Schwinte convalida. Non succede più nulla, si va ai supplementari. All’overtime entra in scena l’uomo che fino a quel momento ha brillato di meno. È Stan Libuda, lui poco a suo agio, sul campo pesante di Glasgow. Al 107′ contropiede del Borussia, respinta di Tommy Lawrence verso fuori area. La sfera finisce tra i piedi dell’accorrente Libuda che da quasi 35 metri e molto defilato la indirizza verso la porta vuota. “Con l’occhio sinistro l’avevo vista – racconterà anni dopo – ho pensato. O adesso o mai più”. Dopo una parabola beffarda sfera va a infilarsi proprio nell’angolo lontano, rimbalzando prima su Yeats. Il Borussia è davanti 2-1.


Questo sarà anche il risultato finale del match. Il BVB entra nella storia del calcio tedesco, con un calciatore Libuda, che mai ha nascosto di essere un tifoso degli acerrimi rivali dello Schalke 04. Bill Shankly nel dopo partita non si dà pace. “La squadra migliore ha perso il match”. Al ritorno, a Colonia, ad attendere i ragazzi di Willi Multhaup, una marea di gente, un tappeto rosso e un’orchestra jazz. Il giorno dopo a Dortmund saranno 300mila, per accogliere quelli che da quella sera scozzese saranno per sempre “Gli eroi di Glasgow”.

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