Rangnick-Groß, un filo tra Lipsia e Sinsheim

Hanno entrambe uno sponsor facoltoso alle spalle, SAP e RedBull e hanno debuttato in Bundesliga tutte e due meno di quindici anni fa. Hoffenheim e Rasenball Lipsia, che si incontrano nel prossimo turno del massimo campionato tedesco, hanno però anche un altro punto in comune. Dietro alla loro ascesa c’è la stessa “strana coppia”, quella formata da Helmut Groß e Ralf Ragnick. I due hanno iniziato a frequentarsi regolarmente nel 1986, quando il primo, classe 1946, è un tecnico con molta esperienza nelle serie minori, mentre il secondo, di dodici anni più giovane, è l’allenatore della formazione riserve degli Schwaben.

All’epoca Groß, di professione ingegnere delle costruzioni, ramo ponti, era già un piccolo mito del calcio del Wurttenberg, la regione del sud della Germania da dove provengono lui e Rangnick. Dopo gli inizi al Faurndau, condotto a giocare la prima Coppa di Germania della sua storia la sua reputazione Groß l’aveva costruita con il SC Geislingen, club che aveva iniziato a guidare nel 1981 e con il Kirchheim. Promozioni a ripetizione e soprattutto un modo di giocare che da quelle parti non aveva mai visto nessuno. Prendendo spunto da tecnici come Gyula Lorant, Pal Csernai e soprattutto Ernst Happel, l’ingegnere propone un modello di calcio, basato sulla difesa a zona schierata con quattro giocatori in linea, sul pressing, sul recupero palla e su veloci contrattacchi. “Con la difesa a zona – dichiarerà nel 2009 a Spox.com – si può essere più economici, perché i giocatori possono risparmiare energie, visto che non devono correre senza senso dietro a un avversario (..) Io ero dell’opinione che le energie risparmiate bisognasse utilizzarle per mettere gli avversari in costante pressione. Ci aveva provato Ernst Happel con la Nazionale olandese ma per me non era abbastanza”. Stava nascendo la ballorientierte Raumdeckung, quello che oggi viene comunemente chiamato Gegenpressing. Una filosofia di gioco, che consentì al VfL Kirchheim di Groß nel 1986 di pareggiare 1-1 in amichevole con la Dinamo Kiev di Lobanovski, uno di quelli che a innovazione calcistica era secondo a pochi.

Se Groß a metà Anni Ottanta è già una piccola celebrità locale, Rangnick è un 28enne con una storia un po’ particolare. Discreto calciatore dilettante, studi magistrali all’Università di Stoccarda, con un anno in Inghilterra nel Sussex, occasione per migliorare la lingua ma anche le sue conoscenze sul football andando regolarmente a vedere gli incontri dell’allora First Division (giocherà pure con i dilettanti del Southwick Fc), nel 1984, mentre è il player-manager del Backnang, la squadra della sua città natale, risulta il migliore al corso d’allenatore della Deutsche Sporthochschule Köln, la massima scuola di sport del Paese. Nello stesso anno incontra, come era successo a Groß la Dinamo Kiev del Colonnello che in quella parte della Germania Ovest svolge i suoi ritiri invernali. “Ero in campo – ricorda Rangnick in un’intervista a Reviersport.de – ero perplesso. Ho contato i giocatori. Eravamo undici noi e undici loro. Tuttavia giocavano un pressing così inteso e usavano così bene l’ampiezza del campo, da avere l’impressione che fossero almeno due in più sul terreno di gioco”. Quando i due si incontrano nel 1986, Rangnick, che è inserito anche all’interno dello staff tecnico dell’associazione calcio del Württemberg, è entusiasta della proposta di calcio di Groß, tanto da avere l’idea di insegnare questa filosofia di gioco ai nuovi tecnici. Bisogna convincere gli allenatori della bontà di questa proposta di calcio e mostrare a loro, anche in maniera concreta, come trasmetterla. Dato che non esistono materiali didattici Rangnick e Groß li inventano, elaborando anche programmi di formazione. Senza tralasciare il perfezionamento delle idee della ballorientierte Raumdeckung. A influenzare la sua evoluzione l’arrivo sulla scena del calcio mondiale del Milan di Arrigo Sacchi. Per studiarlo Groß si fa arrivare un costosissimo, per l’epoca, videoregistratore e insieme a Rangnick passano nottate a vivisezionare ogni azione del 4-4-2 dei rossoneri.

Nel 1990, mentre Ralf nei dilettanti del Korb sta mettendo in pratica la nuova filosofia di gioco, Groß lo richiama allo Stoccarda dove dal 1989 è il coordinatore del settore giovanile. Gli affida la Jugend-A, l’equivalente della nostra Primavera. In quattro anni loro due, insieme ai loro collaboratori, introducono la ballorientierte Raumdeckung nel settore giovanile degli Schwaben. Chi ci lavorerà, anche negli anni seguenti, come Jürgen Klopp, Thomas Tuchel o il futuro ct della Nazionale U21 Rainer Adrion, lo assorbirà e lo diffonderà. Groß e Rangnick prenderanno strade diverse, per poi incontrarsi di nuovo poco lontano, all’Hoffenheim. È il 2006 e stavolta quello “famoso” è Rangnick, che con il suo Ulm, in 2.Bundesliga, si è costruita, anche grazie ad alcune apparizioni televisive la fama del “guru” della tattica. Ralf, che durante le vacanze in Alto Adige a inizio Anni Novanta aveva studiato anche Zdeněk Zeman vuole il suo vecchio mentore, come scout, anche se in realtà è molto di più. In cinque anni porteranno la squadra del sud della Germania in Bundesliga, ma soprattutto ne cambieranno il volto. Hanno carta bianca,

Foto Getty

Rangnick chiede, Dietmar Hopp, il milionario patron del club lo accontenta. Più che giocatori, vuole collaboratori che possano seguire il suo disegno tecnico e organizzativo, come Bernhard Peters, ex allenatore di hockey come head of performance o Hans Dieter Hermann, come psicologo, già parte della spedizione di Klinsmann, l’altro grande innovatore del calcio tedesco, a Germania 2006. Il club si dota di strutture top, dal centro d’allenamento a un importante comparto per l’analisi video, parte fondamentale per sviluppare la filosofia di gioco di Rangnick e Groß. Che come capita dai tempi di Stoccarda non si ferma mai, ma cambia seguendo le evoluzioni del calcio europeo e mondiale. Nel 2012, dopo la fine del rapporto con l’Hoffenheim e una breve parentesi con lo Schalke portato in semifinale di Champions League, Rangnick riceve una nuova chiamata, è quella dell’emergente Rasenball Leipzig. Gli si chiede di fare come con l’Hoffenheim qualche anno prima, anche se Rangnick non siede più in panchina ma dietro una scrivania. A fianco, con un ruolo da consigliere, vuole sempre il suo vecchio mentore Groß. Uno che avrebbe potuto stare per conoscenze in Bundesliga, ma che per sua stessa ammissione ama “stare dietro le quinte”. In sette anni il club è andato, con Rangnick per due stagioni in panchina, dalla quarta serie agli ottavi di Champions League. Dall’estate 2019 Helmut Groß si gode la pensione, mentre Rangnick è passato a fare altro, sempre nella galassia RB. Le loro idee però rimangono, basti pensare, a tutti i tecnici che hanno formato: dal già citato Klopp fino a Markus Gisdol, che quel mondo di intendere il Gioco, l’aveva imparato prima da giovane calciatore al Geislingen e poi allo Stoccarda e all’Hoffenheim.

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