“L’umiliazione di Tirana”, la Corea dei tedeschi

Da quando esistono Mondiali ed Europei la Nazionale tedesca, entrata proprio sabato nelle 24 squadre della prossima massima rassegna continentale, ha mancato solo una volta l’appuntamento con la qualificazione. È il 17 dicembre 1967 e la Germania, allora dell’Ovest, vice campionessa del mondo solo un anno prima in Inghilterra, si sta giocando per la prima volta il pass per Euro ’68. I tedeschi di Helmut Schön sono inseriti nel gruppo 4, l’unico degli otto a essere composta da tre squadre. Alla Germania sono toccate la temibile Jugoslavia e l’Albania. A 90 minuti dal termine del raggruppamento i Plavi, che non devono più giocare, sono in testa con sei punti (+5 di differenza reti), seguiti dai tedeschi dell’Ovest con quattro (+7 di differenza reti) e infine ci sono le Aquile, a quota zero. In altre parole nell’ultimo match a Tirana alla Germania basta vincere contro i padroni di casa per staccare il biglietto per i quarti di finale che se superati danno accesso poi alla fase finale vera e propria. Media e addetti ai lavori sono fiduciosi, anche perché all’andata otto mesi prima al Rote Erde di Dortmund è finita 6-0 per i vicecampioni del mondo. “In Albania potrebbero andare il Norimberga e l’Eintracht Braunschweig, senza che possa succedere nulla”, dichiara alla vigilia del match Max Merkel, allenatore campione di Germania con il Monaco 1860 e in quel momento sulla panchina proprio del Nürnberg. I tedeschi volano nel Paese delle Aquile senza diversi uomini chiave, come Franz Beckenbauer, Uwe Seeler e Gerd Müller, che non essendo in buone condizioni hanno preferito non partecipare alla trasferta, che Willi Schulz definirà anni dopo “un viaggio sulla Luna”. “Non c’erano carne e pane, ma solo uova, provenienti da un’azienda nazionalizzata” preciserà il difensore.

Nonostante le assenze però la squadra che il ct Schön può schierare è assolutamente di livello. Oltre a Schulz, ci sono altri quattro superstiti della finale di Wembley ’66, la regia è affidata alla coppia Netzer-Overath, in più c’è Peter Meyer che debutta nella Nationalmannschaft. Sul prato dello stadio Qemal Stafa, colmo di 30mila spettatori, l’undici di Schön affronta una squadra con due esordienti, il portiere Koço Dinella e Frederik Gjinali e una stella Panajot Pano, colonna del Partizan Tirana e attaccante di classe sopraffina. In panchina Loro Boriçi, leggenda del calcio albanese e per due stagioni, a inizio anni Quaranta, calciatore della Lazio. I tedeschi pensano che sia poco più che una scampagnata. Ma tutto è più difficile del previsto. Buttano alle ortiche il primo tempo, complice anche la difficile coesistenza tra Overath e Netzer, nel secondo premono davanti alla porta di Dinella. Che però rimane inviolata, con i giocatori della Nationalmannschaft sempre più nervosi. “Ci rendevamo conto che avessimo continuato a giocare – racconterà anni dopo il difensore Bernd Patzke, che nel 1970 sarà in campo nella partita del secolo contro l’Italia – non avremmo segnato”. Lo 0-0, l’unico risultato utile dell’Albania contro la Nazionale tedesca, manda ai quarti la Jugoslavia (poi finalista perdente con gli azzurri a Roma) ed elimina la Germania Ovest.

Per gli albanesi è trionfo, tanto che al fischio finale i protagonisti sono portati a spalla dalla folla. Per i tedeschi, insultati anche dal personale dall’aereo che li riporta a casa, è un fiasco, che molti tifosi vedono in ritardo di almeno 24 ore, visto che del match non è stata trasmessa la diretta ma solo un’ampia sintesi. “Un giorno nero per il calcio tedesco” titola Kicker, “Sport” di una “delusione gigantesca”. Più di qualcuno, come la “Bild” chiede la testa del ct Schön (“è andato tutto storto” dichiara a fine partita il commissario tecnico), caldeggiando l’ingaggio di Max Merkel. Per fortuna i vertici della DFB non lo ascoltano. Perché cinque anni dopo nel 1972, l’Europeo i tedeschi lo vinceranno e sette anni dopo Overath e Netzer, due dei grandi “imputati per quella sconfitta, alzeranno la Coppa del Mondo. Anche se la stella del ‘Gladbach ha ricordato che “la vergogna di Tirana” lo e li perseguiterà per tutta la vita.

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