Berlino ’89, l’appuntamento (saltato) di Axel Kruse

Undici novembre 1989, Olympiastadion di Berlino. Per il campionato di 2.Bundesliga, la seconda serie dell’allora Germania Ovest, è in calendario Hertha Berlino contro Wattenscheid. È una sfida di vertice (seconda contro prima) ma è soprattutto il primo match che viene giocato nella “Città dell’Orso” dopo la Caduta del Muro di Berlino di neanche 48 ore prima. È un incontro particolare per tanti, per i tifosi (grazie alla dirigenza dell’Hertha e ad alcuni sponsor i fan della DDR, per la prima volta liberi di viaggiare a Ovest, possono entrare gratis), per la città e per i membri delle squadre in campo. Per due, entrambi dell’Hertha Berlino, la partita ha un significato davvero speciale. Il primo è Horst Wolter, il team manager della Alte Dame. Il dirigente è nato a Berlino, è cresciuto nella parte orientale della città ed è scappato con la sua famiglia all’Ovest poco più che bambino per diventare il portiere dell’Eintracht Braunschweig e della stessa Hertha, riuscendo a giocare pure 90′ in un Mondiale, nella finale per il terzo e quarto posto di Messico ’70. Il secondo è Axel Kruse, ha 22 anni e di professione fa l’attaccante. Il big match con il Wattenscheid lui non può giocare. La punta infatti è squalificato dalla FIFA, perché come Wolter è fuggito dalla Germania Est. Kruse, cresciuto nelle giovanili dell’Hansa Rostock, ha lasciato illegalmente la Repubblica Democratica Tedesca solo qualche mese prima. Era l’8 luglio 1989 e il club anseatico giocava un incontro di Coppa Intertoto, non ancora riconosciuta dalla UEFA, a Copenaghen in Danimarca. Kruse, era un “osservato speciale” da parte degli organi di sicurezza dal 1986. Quell’anno dopo un torneo con la Nazionale giovanile alcuni agenti della Stasi l’aveva convocato, ma per un interrogatorio. Lo accusavano di progettare una fuga a Ovest. Per quel sospetto le autorità sportive della DDR gli negheranno sistematicamente il permesso di viaggiare nei Paesi non socialisti, che sia per il Mondiale U20 in Cile del 1987 o per un’amichevole a Gelsenkirchen tra Hansa e Schalke.

Nell’estate 1989 però Kruse ha davvero pianificato la fuga. Ha già preso accordi con un conoscente di Berlino Ovest. Qualche giorno prima gli ha inviato una cartolina. È un messaggio di auguri, ma soprattutto il segnale convenuto per dare l’avvio al piano, di cui sono a conoscenza solo un amico berlinese, sua sorella e l’Hertha Berlino. Il complice guida fino ad Amburgo e da lì in Danimarca. Axel, che con i suoi compagni alloggia all’Hotel Gentofte, deve solo trovare il momento giusto per agire. Ha paura, si immagina che se qualcosa andasse storto finirebbe in cella a Bautzen, forse il peggior carcere della DDR. Kruse con due suoi compagni lascia l’albergo e si addentra nel parco circostante: la scusa è fumarsi, come fanno sempre una sigaretta. “Andate, che io arrivo subito” dice ai suoi colleghi, ma quando sparisce dalla loro vista, salta su un taxi, all’angolo. Lì siede il complice del giocatore, che l’ha seguito nella sua passeggiata al parco. Guida, quando si fermano a un distributore di benzina, il 22enne butta via quello che ha in tasca, compresi gli ultimi marchi della DDR. Passano il confine, poi ad Amburgo. Già la sera a Est sanno della fuga. Kruse un giorno dopo va a Berlino Ovest, attraversando buona parte del territorio della Repubblica Democratica Tedesca. Un rischio potenzialmente enorme ma lui vuole giocare per l’Hertha, è questo il suo desiderio.

Ci riuscirà solo all’inizio del 1990, dopo che i berlinesi e l’Hansa Rostock nel dicembre 1989 si sono incontrati e messi d’accordo per pagare la “clausola rescissoria” per l’attaccante. La “Vecchia Signora” sborsa ai dirigenti dell’Hansa 300mila marchi occidentali, con cui gli anseatici costruiranno la squadra che nel 1991 guadagnerà la qualificazione alla prima Bundesliga della Germania riunificata. Kruse, nel massimo campionato tedesco, ci giocherà con alterne fortune fino al 1998, quando dovrà smettere a causa di un infortunio, conseguenza di uno scontro con Jens Lehmann. Dopo essersi ritirato gioca a football americano nel ruolo di kicker, prima di diventare un produttore, lui che ha una vita che potrebbe sembrare un film.

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