Marius Hiller, il bomber dei due mondi

Mercoledì a Dortmund, la Germania affronterà in amichevole l’Argentina. Nazionali che in comune hanno tre finali mondiali (1986, 1990, 2014) e un giocatore Marius Hiller, l’unico nella pluricentenaria storia delle due selezioni ad aver vestito sia il bianco e l’albiceleste. Nato a Pforzheim, vicino a Karlsruhe nel 1892, “Bubi”, di professione attaccante, era cresciuto nel club locale che a inizio Novecento si contendeva (e vinceva come nel 1906) il titolo di campione della Germania meridionale. Al fianco di Marius giocavano suo zio Wilhelm, di tredici anni più anziano e Arthur, classe 1881, il capitano della Nazionale tedesca nel suo primo match ufficiale, nel 1908 contro la Svizzera. Marius, che non perdeva occasione di scendere in campo al seguito degli zii anche come semplice portaborse, pulisci scarpe o “addetto” al terreno di gioco, però è forte di suo. Ha un gran tiro, possiede un’ottima tecnica individuale ed è rapidissimo, tanto che nel 1910, a neanche 18 anni, nella Nationalmannschaft viene chiamato pure lui. Al suo debutto, il 3 aprile, ancora contro gli elvetici, “Bubi” va in gol, diventando (il record resiste tuttora) il più giovane marcatore della storia della selezione nazionale tedesca e il secondo debuttante più precoce di sempre. Sarà anche la sua unica segnature, in tre presenze, con quella maglia.

Il Pforzheim campione della Germania del Sud, con gli zii di Marius Hiller

Hiller, come tutti i calciatori dell’allora Impero Tedesco, però è un dilettante. Nel 1911 lui, che lavora nel campo dell’orologeria, ha l’opportunità di trasferirsi per ragioni professionali in Svizzera, a La-Chaux-de-Fonds, capitale elvetica e mondiale di quel settore. Nel cantone di Neuchâtel oltre a un nuovo lavoro, “Bubi” trova un altro luogo dove inseguire un pallone. È una delle colonne, insieme a Raoul Strass, capitano della Nazionale rossocrociata, della formazione locale che arriva terza nel campionato nazionale del 1912. A cambiare la vita di Hiller, però, è un’offerta che gli arriva proprio da una ditta della Confederazione. Gli propongono di diventare il loro rappresentante a Buenos Aires. Sulle rive del Rio de la Plata, dove vive una folta comunità tedesca, Marius farà fortuna. In campo e fuori. Vicente Cincotta, il presidente dell’All Boys, neonato club del quartiere Floresta, affiliata alla “dissidente” Federación Argentina de Football, lo recluta. È il 1914 e il nativo di Pforzheim è uno dei protagonisti dell’ottima stagione dei bianconeri, che nonostante giochino in seconda serie, arrivano fino ai quarti di finale della prestigiosa Copa de Competencia «La Nación» perdendo dai futuri vincitori dell’Independiente di Avellaneda, solo dopo uno spareggio. Le statistiche non ufficiali riportano in quella stagione 69 gol di Hiller, un’enormità. L’anno glorioso, per “Bubi” e per il calcio argentino è il 1916. Nella nuova Primera División con la maglia del Club de Gimnasia y Esgrima il tedesco, che avrebbe secondo alcuni fonti brevemente indossato anche la maglia del River Plate, ne mette sedici, laureandosi capocannoniere.

L’All Boys nel 1914

Un ruolino di marcia che convince l’Argentina, di cui Hiller è nel frattempo diventato cittadino, a convocarlo. Il suo debutto contro l’Uruguay nella Coppa Lipton è da incorniciare: vittoria 3-1 e rete per il giocatore, che in alcune cronache viene citato con il nome Eduardo. Due mesi dopo, il primo ottobre, farà addirittura meglio. L’Albiceleste trionfa 7-2 sempre con i cugini rioplatensi e Marius ne realizza tre. Quelle saranno le sue ultime reti con l’Argentina. In compenso segnerà a raffica l’anno successivo con il suo club. Nel 1917 il suo score recita 39 partite giocate, 52 marcature. È un record che è tutt’ora imbattuto. Hiller per tifosi e avversari è “El Alemán”, il tedesco o “Cuarenta y dos”, per la potenza del tiro che ricordava quella dei cannoni da 42 centimetri che l’esercito imperiale del Kaiser usava nella prima guerra mondiale. Un attaccante di razza, che dopo un triennio in patria con la maglia del Pforzheim tra il 1918 e il 1921, ritorna in Argentina, per lavorare e per inseguire il pallone. Gioca fino al 1925 (ultimo club, quello del debutto l’All Boys), prima di lavorare per un’azienda di cosmetici statunitense tra Buenos Aires e l’Uruguay per quasi quarant’anni. In Germania ci tornerà tre volte, l’ultima nel 1956, per il sessantesimo compleanno del suo club natale. Quando muore nel 1964, a 72 anni, per un infarto, è di fatto uno sconosciuto, anche se qualcuno racconta di migliaia di persone ad omaggiarlo al cimitero della Chacarita, onori di cui però nei media locali non si trova traccia. Un calciatore dimenticato, che rimane l’unico giocatore nato in Germania ad aver mai vestito la maglia albiceleste e pure l’unico ad aver disputato una partita in Primera División, anche se Heinrich Theelen, sopravvissuto al naufragio della Graf Spee, sfiorerà la massima serie, giocando per l’Unión Santa Fe nel 1940.

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