Rudi Noack, l’uomo del derby

Dodici derby di Amburgo. Con almeno un gol per ogni match. Rudolf Noack, non è l’uomo che ha realizzato più reti della partita che fa vibrare la metropoli sulle sponde del Mare del Nord ma di sicuro uno di quelli che ha lasciato il segno con più continuità. Classe 1913, cresciuto ad Harburg, ora quartiere della periferia sud di Amburgo, “Rudi”, che è figlio di un operaio della Phoenix, fabbrica che produce manufatti in gomma, da bambino ha una sola grande passione: il pallone. “Giocare a calcio per lui – dirà anni dopo sua sorella Martha – è più importante di mangiare o bere”. E poi il ragazzo ha talento e lo mostra sia nelle giovanili del piccolo Hertha Harburg e poi nella prima squadra del più importante SV Harburg. Ci tiene talmente tanto che si racconta che il giorno della sua Cresima sia scappato prima della fine della celebrazione per correre a una partita importante dei suoi compagni.

Le sue qualità le nota l’Amburgo, che a 18 anni lo mette sotto contratto. Il suo compito è arduo, perché i dirigenti lo vogliono per sostituire la leggenda Otto Harder, l’uomo che ha segnato più reti della storia del derby di Amburgo, più anche del mitico Uwe Seeler. Noack non deluderà né le alte sfere dei Rothosen, né i tifosi, che numerosi accorrono a vedere le giocate di Noack al vecchio Rothenbaum. Sì, perché il ragazzo, oltre a segnare valanghe di gol (233 in 193 match ufficiali), è una delizia per chi ama il Gioco. Calcia con entrambi i piedi, nonostante sia un mancino naturale, preferisce partire da sinistra, ma non disdegna di venire indietro a fare il regista.

Assist, reti e colpi che impressionano anche Otto Nerz, il ct della Nazionale. Il selezionatore lo chiama prima per un’amichevole nel gennaio del ’34 con l’Ungheria, poi lo porta in Italia per il Mondiale. I tedeschi vanno discretamente bene (terzi davanti al Wunderteam austriaco) e Noack, primo giocatore dell’Amburgo a disputare una fase finale di una Coppa del Mondo, segna pure il gol del pareggio nella semifinale persa con la Cecoslovacchia. Dopo quel match Rudi, che lavora nella stessa fabbrica del padre giocherà alla Phoenix, ne giocherà solamente un altro con la maglia della Nazionale, a Zurigo nel 1937, con la Svizzera, chiudendo la carriera in Nazionale a soli 24 anni. E non solo per ragioni tecniche. Sì, perché se Noack è così estroso e particolare in campo, non lo è da meno fuori dal terreno di gioco. Ama navigare e come molti marinai dell’epoca ha un tatuaggio. Sulla parte alta del braccio infatti campeggia la figura di una donna, che lui, non curante delle rimostranze della dirigenza dell’Amburgo, mostra quando gioca con le maniche alzate, un comportamento considerato poco consono. In più Rudi è tutt’altro che un sostenitore del regime nazionalsocialista, al contrario del suo predecessore Harder. Per i suoi comportamenti si prende anche un anno di squalifica dal NSRL, la massima organizzazione sportiva del Terzo Reich.

Poi c’è la guerra. Noack, che dal 1937, è soldato della riserva, viene mandato a Vienna, dove come altri suoi colleghi, può continuare a giocare a calcio come Gastspieler, ospite. Con il First Vienna FC Rudi, già più volte campione regionale con l’Amburgo, vince nel 1943 la Tschammepokal, la “antenata” dell’attuale Coppa di Germania, a cui partecipano le squadre dei territori occupati, Austria compresa. L’attaccante è decisivo nella finale, dove sigla una doppietta nel 4-3 contro la LSV Hamburg, formazione anseatica legata alla Luftwaffe, l’aeronautica del Terzo Reich. Accanto a lui Richard Dörfel, suo vecchio compagno al HSV. Quel torneo, di cui Noack sarà anche capocannoniere insieme a Karl Decker, futuro ct della Nazionale austriaca, sarà l’ultimo capitolo della storia sportiva del calciatore di Harburg, idolo tra gli altri di un giovane Ernst Happel. L’ex fuoriclasse che deliziava Rothenbaum viene catturato dai sovietici e spedito in campo di prigionia vicino a Orsk, nella Russia europea orientale. Non tornerà mai più, morendo presumibilmente nel giugno 1947 in Urss. Per i suoi oltre 300 gol l’Amburgo l’ha inserito nella sua Hall of Fame.

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