Il record sconosciuto di Ottmar Hitzfeld

È l’unico allenatore di lingua tedesca, insieme a Ernst Happel e Jupp Heynckes, ad aver vinto una Coppa dei Campioni/Champions con due club diversi e il solo ad averlo fatto con due squadre di Bundesliga. Ottmar Hitzfeld, classe 1949, prima di diventare con 25 trofei il tecnico più vincente della storia del Fussball, è stato un ottimo calciatore. Non un campione, ma uno che segnava. E tanto. Qualcuno, alla vigilia delle Olimpiadi di Monaco 1972, a cui aveva partecipato insieme al 20enne Uli Hoeneß, l’aveva addirittura soprannominato “il piccolo Gerd Müller” per le affinità realizzative con il bomber del Bayern Monaco. A quell’epoca Hitzfeld, che deve il nome di battesimo Ottmar all’ammirazione del padre dentista per Ottmar Walter, uno degli eroi del “Miracolo di Berna”, gioca al Basilea in Svizzera, dove lui, nato a Lörrach, ai bordi della Foresta Nera, a pochi chilometri dal confine passerà buona parte della carriera.

Dai rossoblù lo preleverà nel 1975 lo Stoccarda, in quel momento nella neonata 2.Bundesliga divisa in due gironi, dove gli Schwaben erano scesi per la prima volta dal 1924. È probabilmente uno dei momenti più bui della storia del club, aggravato dai problemi finanziari dei biancorossi. Anche per quest’ultima ragione la dirigenza guidata dall’aprile 1975 da Gerhard Mayer-Vorfelder decide di puntare su una rosa composta principalmente da giovani (il più “anziano” in rosa è proprio Hitzfeld) provenienti dalla regione, tra cui le future stelle Karlheinz Förster, Hansi Müller e Dieter Hoeneß. La prima stagione è un flop, la seconda, la 1976/1977, un lunghissimo testa a testa con il Monaco 1860 e con i Kickers Offenbach.

Alla penultima giornata i biancorossi di Jürgen Sundermann sono in testa alla classifica, ma per la promozione diretta (una per ogni girone di 2.Bundesliga) niente è ancora deciso. Il calendario oppone gli Schwaben al SSV Jahn Regensburg, compagine bavarese, che sta lottando per non retrocedere in Amateurliga, la terza serie. Il match è in programma venerdì 13 maggio al Neckarstadion di Stoccarda. Si gioca di sera e una vittoria potrebbe trasformare l’ultimo incontro con l’Eintracht Trier, ormai salvo, in poco più che una formalità. Nonostante sia i biancorossi sia il Regensburg abbiano ancora un obiettivo da raggiungere quello che va in scena a Stoccarda è un match a senso unico. Al 43′ il risultato è sul 5-0. E quattro gol li ha messi a segno proprio Hitzfeld. Nella ripresa l’attaccante, che al fischio d’inizio era fermo a quota 16 gol in stagione, ne farà altri due. “Nel secondo temporacconterà lo stesso numero 7 in svariate intervisteera quasi penoso per me, perché pensavo che anche i miei compagni di squadra avrebbero voluto segnare dei gol”. Al 90′ le reti degli Schwaben saranno otto (a zero) e quello di Hitzfeld sei. Nessuno ha mai realizzato così tanti gol in un singolo match di 2.Bundesliga e la sesta rete è anche la centesima in campionato dello Stoccarda. Una prestazione meravigliosa, coronata la settimana successiva dalla promozione (con uno 0-0 a Trier), che per Ottmar ha un sapore speciale. Perché sulle tribune del Neckarstadion c’è anche suo padre, l’uomo che quando era bambino ogni domenica, per fargli sopportare la passeggiata in famiglia, gli lanciava un pallone da rincorrere. Hitzfeld, che aveva conseguito l’abilitazione per insegnare negli istituti tecnici matematica ed educazione fisica, lascerà Stoccarda un anno dopo per tornare in Svizzera, prima a Lugano per poi chiudere il suo percorso come calciatore al Lucerna.

Da quel Paese, dallo Zug94, inizierà anche la sua carriera da allenatore (durante la quale tra l’altro rifiuterà anche gli Schwaben), che tra 1998 e 2001 culminerà con le due Champions vinte. La seconda la conquisterà con il Bayern Monaco, dove a volerlo è Uli Hoeneß, proprio il ragazzo con cui aveva condiviso le Olimpiadi del 1972.

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