Bundesliga-Skandal, la pagina più nera del calcio tedesco

Sei giugno 1971, Horst-Gregorio Canellas, presidente del Kickers Offenbach, celebra il suo 50simo compleanno con una festa nella sua villa. Ci sono, oltre agli amici, giornalisti, e tanti dirigenti, tra cui Wilfred Straub, il segretario della Federcalcio tedesca e persino Helmut Schön, il ct della Nazionale. A parte il suo compleanno Canellas, commerciante all’ingrosso di frutti esotici, ha poco da festeggiare. Neanche 24 ore prima la sua squadra, che solo 12 mesi prima celebrava il suo unico successo nella DFB-Pokal, è retrocessa dalla Bundesliga alla Regionalliga, l’allora seconda serie. Durante la grigliata, il massimo dirigente dei Kickers, compie un gesto che lascia tutti a bocca aperta. Con un registratore fa ascoltare ai presenti un nastro, dove alcuni giocatori, Manfred Manglitz del Colonia, Bernd Patzke e Tasso Wild dell’Hertha Berlino, si accordano per manipolare alcuni risultati della Bundesliga appena terminata. Molti sono attoniti, qualcuno, come Helmut Schön, che lascia subito la festa, sono imbarazzati. I giornalisti presenti a casa Canellas riportano tutto alle loro redazioni.

Poche ore dopo i tifosi tedeschi iniziano a conoscere i dettagli di una storia che è iniziata qualche mese prima, nel marzo 1971. Quando la dirigenza dell’Arminia Bielefeld, quasi spacciata dopo un 5-0 subito proprio dai Kickers Offenbach, decide di cercare altri mezzi per evitare la retrocessione. Contatta attraverso Waldemar Slomiany, un “ex”, lo Schalke 04 e propone di pagare 40mila marchi per perdere l’incontro del 17 aprile. Per i giocatori di Gelsenkirchen la Bundesliga ha pochi obiettivi e quei soldi fanno comodo. Avvisano tutti, tranne Dieter Burdenski, il 21enne portiere di riserva, che para tutto il parabile, fino a quando Reinhard “Stan” Libuda, terzo al Mondiale 1974 e stella dei biancoblù, non gli fa presente che sarebbe meglio “farsi da parte”. All’83’ l’Arminia riesce a segnare e tutto va come concordato. I Bielefelder acquistano altri due successi, uno con lo Stoccarda e uno con l’Hertha Berlino, in trasferta nella giornata conclusiva del campionato.

Reinhard Libuda

In quest’ultimo match, che era terminato tra i sospetti e le proteste dei tifosi della “Alte Dame”, i nerobiancoblù non erano stati gli unici a provare la combine. Infatti, oltre aI club del Nordrhein-Westfalen che aveva offerto 260mila marchi agli Herthaner per perdere, anche il Kickers Offenbach, che il 5 maggio aveva già dovuto pagare 25mila marchi a Manglitz per evitare che come il portiere aveva minacciato “Facesse passare qualcosa” contro i rivali del Rot-Weiss Essen, aveva messo sul piatto 160mila DM per vincere. Un sistema di corruzione che vedeva protagonista l’Arminia, che all’ultimo turno avrebbe anche versato 140mila marchi all’Eintracht Braunschweig per battere i rivali del Rot-Weiß Oberhausen, ma anche altre squadre invischiate nella lotta per non finire in 2.Bundesliga. Per esempio lo stesso RW Oberhausen, che aveva comprato il 22 maggio il match con il Colonia e il Duisburg che nello stesso giorno aveva ricevuto una somma per perdere con l’Arminia, ma a risultato non concretizzato, per l’opposizione di buona parte della rosa, aveva restituito il denaro.

Manfred Manglitz/ImagoSportDienst

Una trama intricata, con tratti da spy story che era toccato districare a Hans Kindermann, dal 1963 il presidente della commissione di controllo della DFB. Già il 24 giugno, nemmeno tre settimane l’inizio dello scandalo, già arrivano i primi verdetti. Alla fine ci saranno 52 giocatori di 10 squadre coinvolti più due allenatori, Egon Piechaczek del Bielefeld e Günter Brocker del Rot-Weiß Oberhausen. Le condanne andranno dai pochi mesi, per esempio per Burdenski fino alla radiazione. Invariata invece rimane la classifica, con lo Stuttgarter Kickers a cui viene revocata la licenza, mentre l’Arminia verrà retrocesso in Regionalliga, sì, ma al termine della stagione 1972/1973. Pochissimi squalificati, complice anche le preoccupazioni per l’immagine dell’imminente Mondiale casalingo del ’74, sconteranno l’intera sospensione (di fatto quelli che non pagarono multe e spese processuali) e alcuni dei quali, come per esempio Patzke, nel periodo di stop forzato si trasferiranno in Sudafrica, sfruttando l’esclusione della Federazione locale e dell’annesso campionato dalla FIFA, per l’apartheid, circostanza che non rendeva validi nel Paese i provvedimenti emessi dal massimo organismo del calcio mondiale. La Bundesliga, che anche causa di quell’estate movimentata abolirà il tetto agli ingaggi e introdurrà una seconda serie professionistica e a giro unico, pagherà lo scandalo con calo di spettatori, investimenti e interessi. Per far tornare la fiducia ci vorrà il Mondiale e una squadra piena di campioni, che nel 1974 conquisterà il titolo iridato.

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