Il Mondiale mancato di Willi Lippens

Con me l’Olanda nel 1974 avrebbe vinto il Mondiale. E ci sarebbe stato solo un tedesco campione del mondo”. È questo il pensiero che Willi Lippens, all’epoca 29enne bandiera del Rot-Weiss Essen, ripete ai giornalisti ogni volta che glielo chiedono. Lo fa dal 7 luglio 1974, da quando la Germania Ovest di Franz Beckenbauer ha conquistato la Coppa del Mondo, battendo l’Olanda di Johan Cruijff. Quella partita per Lippens, ala talentuosissima con il vizio del gol, non è un match qualsiasi. Perché Willi, nato nel 1945 a Hau e cresciuto a Kleve, nella parte occidentale del Nordrhein-Westfalen, al confine tra i Paesi Bassi e la Repubblica Federale, è figlio di una donna tedesca e di un uomo olandese. Lui, che nel ’74 ha già segnato più di 150 gol con i biancorossi, la finale dell’Olympiastadion la potrebbe disputare con una delle due maglie. Indifferentemente, visto che ha il doppio passaporto. Con la maglia oranje ha giocato nel 1971, sotto la gestione del ct di origine cecoslovacca František Fadrhonc, una partita di qualificazione agli Europei ’72 contro il Lussemburgo. Sul campo è andata bene (6-0 con una rete per Lippens), molto meno bene è andata fuori. L’impatto con i compagni è pessimo: mentre vanno alla partita Rinus Israël, capitano del Feyenoord e una delle colonne della squadra, sente alla radio una stazione tedesca che trasmette Schlagermusik, tipica della Repubblica Federale. La leggenda racconta che abbia esclamato “Non posso sopportare questa musica da nazisti”. E il suo compagno Wim Van Hanegem non lo sopporta perché è tedesco (ha perso parte della famiglia durante la guerra) e lo prende in giro perché parla come Paperino. Quella sarà l’unica presenza con l’Olanda di Lippens.

Come Fadrhonc anche Helmut Schön, ct della Germania Ovest ha cercato il ragazzo del Rot-Weiss Essen. A bloccare una possibile convocazione è lo stesso giocatore. Non perché non voglia, ma perché a non volere è suo padre, che durante la guerra era stato perseguitato dai tedeschi. “Mi ha detto – ricorderà Willi anni dopo – che avessi giocato per la Germania, non mi avrebbe più fatto entrare in casa”. Non aver giocato un Mondiale ed essere stato di fatto una “comparsa” sulla scena internazionale non cancella la carriera di Lippens, che al di là dei numeri (più di 200 reti a Essen, più del suo idolo Helmut Rahn) ha molto da raccontare. Willi, soprannominato da un giornalista “Ente”, papera, per il suo caratteristico modo di correre, è stato un giocatore geniale, capace di proporre giocate raffinate e fantasiose, ma anche uno dei personaggi più controcorrente del calcio tedesco degli Anni Sessanta e Settanta. Uno che nel 1965, durante un tesissimo derby tra Rot-Weiss Essen e Westfalia Herne, dopo essere stato maltrattato dai difensori, accenna una reazione e viene redarguito dall’arbitro. “La avverto” lo mette in guardia il direttore di gara. “Ich danke Sie”, La ringrazio, la risposta fulminea di Lippens (con un errore di grammatica). Espulso e due settimane di squalifica per “comportamento irriguardoso”. O uno che prima di una partita casalinga con il Bayern propose al portiere avversario Sepp Maier di fare un siparietto, con il giocatore ospite che gli avrebbe giocato il pallone sul rinvio e lui glielo avrebbe restituito. Ovviamente la risposta del numero uno anche della Nazionale fu un “no”.

Uno che parlava tanto, pure troppo in campo e che aveva una vittima privilegiata, Berti Vogts, il terzino del Borussia Mönchengladbach. Lippens lo instupidisce a parole e a dribbling.”Quando sapeva che avrebbe giocato contro di me – racconterà in un’intervista a RP Online Willi, che al contrario soffriva tantissimo le “cure” di Hermann Gerland del Bochum– già una settimana prima era nervoso”. Un tipo particolare, che dopo aver giocato per il Borussia Dortmund, aver fatto un breve passaggio negli USA ai Dallas Tornado e aver chiuso tra Rot- Weiß Oberhausen e l’amato Rot-Weiss Essen si è staccato quasi completamente dal mondo del calcio professionistico. Con i dollari “leicht verdient”, guadagnati facilmente negli States, ha aperto un ristorante a Bottrop, non lontano da Gelsenkirchen. E indovinate come si chiama? Ich danke Sie. Nel 2015 un’ultima incursione, piccola, nel Fussball. Il Rot-Weiss Essen, che gli ha dedicato una tribuna del nuovo stadio, per il suo 70simo compleanno gli vuole far giocare almeno un minuto con la tanto amata maglia biancorossa. Non ci riuscirà, ma solo perché la situazione di classifica del club non è così stabile. Ma Willi, la papera, l’ha presa sul ridere. Come sempre.

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