Una gamba per Tony Baffoe

Ein Bein für Tony Baffoe”. Una gamba per Tony Baffoe. Die Toten Hosen, i “noiosi”, sono un gruppo punk rock tedesco, nato nel 1982. Oltre a essere una delle poche band della Repubblica Federale a essere famose al di fuori del Paese hanno un marchio di fabbrica: sono tutti tifosi del Fortuna Düsseldorf, tanto da aver sponsorizzato i biancorossi dal 2001 e 2003 e da essere stati presenti nella vita del club. Come accade nell’estate del 1989.

Il F95, aveva appena conquistato, vincendo il campionato di seconda divisione, la promozione in Bundesliga. Per rinforzare la squadra la dirigenza e il tecnico jugoslavo Aleksandar Ristić hanno già da qualche mese in mente un nome: è quello di Anthony “Tony” Baffoe, jolly del Fortuna Köln, club che per buona parte del campionato ha insidiato i biancorossi nella corsa alla massima serie. Baffoe lo sa perché proprio Ristic gliel’ha detto il 24 aprile in occasione dello scontro diretto. “Noi saremo promossi, voi no, allora vieni a Düsseldorf!” – sarà il discorso, secondo la testimonianza di Tony, che il tecnico gli farà poco prima del match. Il giocatore è d’accordo, le due società pure ma c’è un problema. Manca una parte di soldi. Per recuperarli  “Die Toten Hosen” lanciano l’iniziativa “Ein Bein für Tony Baffoe”. Ad ogni concerto del loro tour i musicisti-tifosi fanno pagare un marco in più, il “Fortuna-Mark”. In poche settimane “i noiosi” raccolgono qualcosa come 150mila marchi, comprandosi simbolicamente una gamba (ein Bein) del nuovo acquisto.

A Düsseldorf Baffoe lascerà ottimi ricordi e cambierà insieme a Souleymane “Samy” Sané, il papà di Leroy e Anthony Yeboah la percezione dei calciatori africani in Bundesliga. Sì, perché nonostante sia nato nel 1965 a Bonn, ha la pelle nera. È figlio di un diplomatico ghanese, trasferitosi prima in Inghilterra e poi nella Repubblica Federale agli inizi degli Anni Sessanta. Il ragazzo, che è cresciuto a Bad Godesberg, il quartiere delle ambasciate, insieme ai suoi sette fratelli e sorelle, prova molti sport. “Giocavamo sempre con gli altri figli dei diplomaticiha ricordato in una lunga intervista sul sito dei “Toten Hosen” hockey con i pachistani, baseball con gli americani”. A 15 anni, mentre ancora pratica con buon successo il basket, è “solo” uno dei calciatori del settore giovanile del piccolo 1. FC Ringsdorf-Godesberg, ma a cambiargli la vita arriva un giovane coach e scout del Colonia. Ha già i baffi ma non è ancora il “Messia”. Si chiama Christoph Daum. Lo scopre e lo porta nel settore giovanile biancorosso, dove è il suo tecnico nella B-Jugend e nella A-Jugend l’equivalente della “Primavera” italiana. A 18 anni Rinus Michels, che guidava il Colonia in Bundesliga, vuole con lui per il ritiro a Palma di Maiorca. I Geißböcke sono un club di vertice e Tony, trasformato da attaccante in centrocampista difensivo e soprattutto in esterno “basso”, si trova a condividere campo e spogliatoi con Harald “Toni” Schumacher, Klaus Allofs e Pierre Littbarski. Con quella maglia però Baffoe, complice anche la normativa sui calciatori stranieri giocherà solo due partite in due stagioni (il terzo calciatore africano dopo Ibrahim Sunday e Etepe Kakoko), prima di passare al Rot-Weiss Oberhausen, in 2.Bundesliga.

Da lì, grazie alle sue doti di corsa e alla buona tecnica, comincerà la sua risalita che nel 1989 l’avrebbe riportato in massima serie. Un percorso che ha un momento magico per Baffoe. È la stagione 1986-1987, quando è protagonista con il Stuttgarter Kickers, il suo club di allora, in seconda divisione, di una meravigliosa cavalcata che li porta in finale di Coppa di Germania. Con l’Amburgo perderanno, ma Baffoe nell’ultimo atto della competizione sarà uno dei migliori dei suoi, con l’assist per l’unico gol dei Kickers, quello del momentaneo vantaggio di Kurtenbach. Reti, assist, giocate, ma anche un ruolo fondamentale nella lotta al nascente razzismo nel calcio tedesco. Per i pochi giocatori africani del campionato tedesco infatti nella seconda metà degli Anni Ottanta non era raro venire accolti negli stadi da versi della scimmia, da lanci di banane o da insulti. Tony, che concluderà la sua avventura al Fortuna Düsseldorf con la retrocessione nel 1992, scriverà nel 1990 una lettera aperta alla “Bild” insieme a Tony Yeboah e Soulemayne Sané, le altre stelle nere della Bundesliga. Il titolo era eloquente. “Aiutateci, non vogliamo essere prede”. Dopo aver lasciato la Germania Tony, che tra i tifosi della Bundesliga è ricordato anche per l’ironia graffiante (al suo allenatore che lo criticava per i dreadlocks rispose di guardarsi il vestito….) giocherà in Francia tra Metz e Nizza, per poi chiudere tra Hong Kong e Venezuela. Ora, dopo essere stato apprezzato commentatore delle televisioni private tedesche, Baffoe è il presidente dell’associazione dei giocatori del Ghana, il Paese con cui nel 1992 conquistò il secondo posto in Coppa d’Africa, oltre a rappresentare la sua federazione nei massimi organismi internazionali. Come diplomazia e garbo, come faceva in campo.

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