Roger Van Gool, il primo “milionario” della Bundesliga

25 aprile 1976, stadio De Kuip, Rotterdam. Olanda e Belgio si stanno giocando l’andata dei play off che valgono un pass per l’Europeo che si disputerà due mesi dopo in Jugoslavia. Tra i quasi 49mila spettatori sugli spalti, ce n’è uno venuto dalla Germania. Si chiama Rolf Herings e dal 1969 collabora con il Colonia, come preparatore atletico e come allenatore dei portieri. Il 36enne, un ottimo ex atleta (settimo ai Giochi di Tokyo nel lancio del giavellotto), è sulle rive del Mare del Nord per cercare un attaccante esterno per i Geißböcke, che dalla stagione 1976/1977 saranno di nuovo allenati da Hennes Weisweiler, di ritorno dalla poco felice avventura a Barcellona. Sul suo taccuino, nonostante l’osservato speciale sia soprattutto l’oranje René van de Kerkhof, al termine rimane un altro nome. È quello di Roger Van Gool, giocatore del Belgio (sconfitto 5-0 in quella partita) e calciatore del Bruges di Ernst Happel, che da lì a poco si sarebbe giocato la finale di Coppa UEFA con il Liverpool. Herings si consulta con il direttore sportivo Karl-Heinz Thielen. Il dirigente, punto fermo del Colonia tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, decide qualche settimana dopo di andare a vedere l’attaccante di persona in un match del campionato belga contro l’Anderlecht. I neroblu perdono nettamente come a Rotterdam (4-1) ma Thielen è conquistato da Van Gool. Da convincere, prima di intavolare definitivamente la trattativa è Weisweiler, che nonostante apprezzi le qualità del giocatore, aveva confessato a Herings. “Come può aver giocato bene se i suoi hanno perso così nettamente?”. Decisivo è la prova che viene organizzata a Colonia per il belga.

Herings ha paura che il tecnico possa non volere Van Gool, anche perché l’esterno dei “Diavoli Rossi” è in condizioni fisiche precarie, con un’infezione che gli rende difficile respirare. Tutto però fila liscio, nonostante le evidenti difficoltà dell’attaccante. Con il consenso del giocatore (“Non ho avuto bisogno di molto per riflettere”– ricorderà al sito della rivista 11 Freunde anni dopo – il Colonia era una grande squadra, la città era vicina al confine con il Belgio, così i miei genitori potevano venire a vedermi nelle partite in casa. La lingua non era un problema e dal punto di vista finanziario era un trasferimento vantaggioso”) c’è da trovare l’accordo con il Bruges.. La richiesta dei finalisti di Coppa UEFA sorprende tutti, perché supera il milione di marchi. Nessun club della Bundesliga ha mai staccato un assegno a sette cifre per un giocatore. Thielen riflette, pensa, poi decide di correre il rischio. Quando la cifra circola nella Repubblica Federale si va dall’indignazione all’ironia. “Per un milione mi sarei comprato più volentieri un Van Gogh che un Van Gool” dice Jean Löring, patron dei “cugini” del Fortuna Köln. L’affare va in porto in extremis, con i documenti che arrivano alla DFB, la Federazione tedesca, a 10 minuti dalla chiusura del mercato. Quell’operazione si rivelerà azzeccata, perché Van Gool diventa un elemento importante nello scacchiere di Weisweiler, completando un reparto offensivo che contava due ottimi elementi come Hannes Löhr e soprattutto il bomber Dieter Müller. Nelle prime tre partite il belga segna due reti. “Sono costato molti soldi ma ho anche qualcosa da dare” dirà all’indomani di questa partenza sprint.

Un ottimo giocatore, che riesce a entrare subito in sintonia con i compagni, i tifosi e allenatore. Anche perché il 26enne belga si comporta tutt’altro che da star. Battuta pronta, sorriso e grande disponibilità. Sul campo poi il biennio ’76-’78 è di altissimo livello con due Coppe di Germania (nella finale del ’78 sarà lui a segnare il gol della “sicurezza” in finale con il Fortuna Düsseldorf) e un Meisterschale conquistato dopo aver messo a segno 12 reti, in una stagione conclusa con il secondo “double” della storia della Bundesliga. In più una semifinale di Coppa dei Campioni giocata nel 1979 contro il Nottingham Forest di Clough. All’andata al City Ground Van Gool è protagonista con una rete e due assist per il 3-3 finale. I tedeschi non andranno in finale e quella Coppa mancata rimane uno dei rimpianti del belga. „Vincerla sarebbe stato il massimo per me – ha dichiarato anni dopo sempre a 11 Freundema siamo stati un po’ presuntuosi ad aver creduto che ormai tutto fosse già deciso“. Quel match sarà il punto più alto della carriera in biancorosso di Van Gool.

L’“uomo da un milione di marchi“, che in quel periodo ha avviato insieme a un tifoso belga un fiorente commercio di auto diesel dalla Germania Ovest verso il suo Paese, calerà, complice anche qualche infortunio, nel suo rendimento, tanto che nell’ultima stagione di fatto sarà una comparsa. Il Colonia lo cederà nel 1980 al Coventry, dopo essere stato a un passo dai New York Cosmos, dove lo avrebbe voluto il suo mentore in Germania Weisweiler. Van Gool, dopo un iniziale sì rifiuta, proprio su consiglio del tecnico tedesco. Van Gool smetterà di giocare nel 1985, dopo aver lasciato ottimi ricordi in Francia al Nîmes con cui conquista un promozione in Ligue 1 e aver giocato l’ultima stagione al St.Niklaas in Belgio, non lontano da dove tutto era cominciato.

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