Wolfgang Frank, rivoluzionare senza vincere

Quale allenatore ti ha influenzato di più?”. A questa domanda Jürgen Klopp, tecnico del Liverpool, risponde sempre alla stessa maniera e con una punta di malinconia, “Wolfgang Frank”. Se la differenza tra vincenti e campioni sta nell’eredità che questi ultimi hanno lasciato al Gioco, Frank, scomparso nel 2013 per un tumore, sarebbe un campionissimo. Classe 1951, ottimo attaccante di Norimberga, Stoccarda e Eintracht Braunschweig (suo il gol del passaggio decisivo contro la Dinamo Kiev nell’andata del primo turno della Coppa UEFA 1977-1978), nel 1984 era emigrato in Svizzera, destinazione Glarus. Lì con il club locale si era arrampicato, da giocatore-allenatore, fino alla seconda divisione, un risultato che quella squadra mai aveva visto prima e mai vedrà dopo. Al di là dei risultati in panchina, che mai saranno esaltanti per Frank (una insperata finale di Coppa di Germania con il Rot-Weiss Essen e una promozione con l’Unterhaching nel 2003), innovativo, è il calcio che propone. Pressing, organizzazione, marcatura a zona e una difesa disposta con quattro giocatori in linea, senza il libero.

Un’idea di Gioco differente per quella parte di mondo che “Floh”, pulce, per i suoi 66 chili scarsi, aveva sviluppato nel tempo a partire da una sua esperienza da calciatore. Nel 1973, dopo due stagioni allo Stoccarda, aveva giocato una stagione all’AZ Alkmaar, in Olanda, vedendo dal vivo e da vicino, quello che era il calcio totale dell’Ajax. Il resto lo fa l’aver incontrato prima a Stoccarda poi a Braunschweig lo jugoslavo Branko Zebec, che poneva molta attenzione sulla preparazione fisica e soprattutto proponeva, anche se non in maniera integrale, la marcatura a zona. A completare il tutto l’avvento di Arrigo Sacchi, che Frank venne a studiare in Italia a cavallo degli Anni Ottanta e Novanta, mentre il tedesco guidava club elvetici come l’Aarau, il Wettingen e il Winterthur. Quelle stesse idee Wolfgang le porterà a casa, in Germania. E più che al Rot-Weiss Essen, dove condurrà sì la squadra in finale di Coppa ma alla fine della stagione 1993-1994 retrocederà in Regionalliga, lo farà sulle rive del Reno, a Mainz. Il club lo chiama a fine settembre del 1995 con la squadra impantanata nei bassifondi della 2.Bundesliga.

Due mesi dopo, giocando in maniera tradizionale con il “libero”, i biancorossi stanno messi anche peggio, in pratica tutti, compreso “Kicker” li danno per retrocessi. Frank bussa alla porta di Christian Heidel, il direttore sportivo, uno di quelli che aveva scelto di dargli fiducia. “Dobbiamo fare un cambiamento – dice, come riportato dal dirigente al giornalista tedesco Ralph Honigstein, per il suo libro Bring the noiseci ho pensato e andremmo a fare il ritiro invernale giocando in futuro senza libero”. Heidel è interdetto, anzi pensa, che forse sta scherzando, anche perché in Germania la linea a quattro senza libero è un tabù, tanto che i pochi che ci hanno provato, come Hans Bongartz del Kaiserslautern nel ’86, non hanno lasciato il segno. Frank invece fa sul serio. “Ci davano per morti – dirà ironicamente Klopp in un’intervista alla Suddeutsche Zeitung nel 1999 – eravamo aperti a nuove idee, avremmo scalato 15 volte un albero se ci avessero promesso qualche punto nel girone di ritorno”. Secondo Frank ci vorrebbero 150 ore di lavoro teorico per assimilare il nuovo sistema di gioco, un 4-4-2, in cui condizione fisica e soprattutto organizzazione di gioco hanno un ruolo fondamentale. Il principio su cui si basa per l’ex attaccante è una versione evoluta del calcio che giocano i bambini “Ognuno deve andare dove c’è la palla. L’obiettivo è recuperare la palla e ripartire”. Un’idea da far sposare a un gruppo con un po’ di talento ma soprattutto tanto spirito di sacrificio. “Eravamo una squadra media, non pagati benissimi – ricordava ancora il manager dei Reds – non molti erano interessati al club, ma imparammo che anche se i singoli avversari sono superiori a noi, noi li possiamo battere”.

È una rivoluzione, sul campo e fuori. I giocatori tedeschi di quel periodo erano abituati a sessioni molto semplici: una parte in cui si faticava, con tanta corsa e una in cui ci si divertiva, la partita. Frank, “malato” di tattica, fa allenare i suoi fino all’esasperazione senza palla per provare i movimenti (“potevamo fare un esame di fisica quantistica da tanto che ne sapevamo sulla difesa a quattro” ironizzerà Klopp alla Frankfurter Rundschau nel 2007) e in più introduce un elemento ora fondamentale, quello dell’analisi video, le cui “aprono” le giornate alle 7.30 del mattino. Chiede agli studenti del professor di scienze dello sport Dieter Augustin, che insegna all’università di Mainz, a due passi dallo stadio, di mettere insieme delle piccole clip della sua squadra e delle sue avversarie per aiutarlo a preparare meglio le partite. Nessuno l’ha mai fatto in Germania. Tra chi partecipa al progetto c’è un giovanissimo ragazzo. Si chiama Peter Krawietz ed è l’uomo che ancora oggi è assistente di Jürgen Klopp.

Con le nuove idee il Mainz, che aveva provato per la prima volta il nuovo sistema in un’amichevole vinta ampiamente con il Saarbrücken, fa 32 punti nel girone di ritorno, come nessun club tedesco tra prima e seconda divisione. Frank rimarrà in carica fino al marzo 1997, per poi ritornare tra il 1998 e il 2000, dopo aver provato a ripetere la “rivoluzione” di Mainz a Vienna, con l’Austria. Fallendo. Mentre la difesa a quattro “in linea” diventa normalità anche in Germania Frank, dopo aver lasciato per la seconda volta il club biancorosso, cambierà otto club in dodici anni, riuscendo solo all’Unterhaching, promossa in 2.Bundesliga, a ottenere qualche discreto risultato. L’ultimo suo club sono stati i belgi dell’AS Eupen lasciati nell’estate 2012, poco meno di un anno prima, che gli fosse diagnosticato un tumore al cervello, che lo porterà alla morte nel settembre 2013. Un paio di mesi prima uno dei suoi allievi Jürgen Klopp, che nel 2001 aveva impostato la squadra secondo i suoi principi, aveva raggiunto la finale di Champions League e un altro Torsten Lieberknecht, il centrocampista del suo Mainz, aveva riportato l’Eintracht Braunschweig in Bundesliga dopo 28 anni. Perché a volta, prima di vincere, conta che ci si lasciava dietro. E a Mainz nessuno si dimentica lui, soprattutto l’attuale tecnico Sandro Schwarz, che tanto per cambiare ha giocato per Wolfgang Frank, l’uomo che ha contribuito a cambiare il calcio tedesco. Senza mai mettere un grande trofeo in bacheca.

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