1968, l’ultimo Meisterschale del Norimberga

Questa squadra non mi piace proprio più”. “Il club è il cimitero degli allenatori” “È un brutto sogno”. Così due leggende del Norimberga, il portiere Heinrich Stuhlfauth e l’attaccante Max Morlock, uno degli eroi del miracolo di Berna, avevano definito la situazione della società bavarese tra la fine del 1966 e l’inizio del 1967. I biancorossi infatti languivano nei bassifondi della Bundesliga e negli anni precedenti avevano cambiato allenatori in serie. Quello  chiamato dal presidente Walter Luther il 27 dicembre 1966 per risolvere l’ennesima crisi, non è uno qualsiasi. Ha 48 anni, è austriaco ed è ancora il tecnico campione di Germania, avendo guidato solo qualche mese prima il Monaco 1860 all’unico titolo della sua storia, prima di separarsi dai Leoni nel novembre ’66. Il suo nome è Max Merkel e lascerà il segno, come quasi in ogni luogo in cui siederà in panchina.

Il compito dell’ex difensore del Rapid Vienna, che ha ottenuto di liberarsi dal contratto con il suo precedente club, è quello di salvarsi. “Moneten-Max”, “Max Moneta”, che percepisce 11mila marchi al mese, più del doppio del suo rivale e amico del Bayern Zlatko Čajkovski e tre mila in più del presidente della Repubblica Federale Kurt Georg Kiesinger, ci riesce. Come sa fare lui, che uno dei suoi giocatori aveva definito “un professionista, quando ancora questa parola non esisteva”. Taglia i salari di base e spreme la squadra, che a fine campionato e nonostante un inizio con zero vittorie nelle prime quattro gare, colleziona un dignitoso decimo posto. In estate Merkel, che da giocatore ha militato nel Rapid Vienna di Ernst Happel, ha vestito la maglia dell’Austria e della nazionale del Terzo Reich e che da tecnico ha guidato anche Borussia Dortmund e la Nazionale olandese, passa alla seconda fase della sua “rivoluzione”. Sfoltisce la rosa, cedendo undici giocatori tra cui Heiner Müller, Steff Reisch e Gustl Flachenecker, tre dei protagonisti del Meisterschale del 1961 e imposta una preparazione durissima, svolta nel ritiro in Tirolo. “È stata la più dura che abbiamo mai fatto”, dirà anni dopo a BR Sport Franz Brungs, attaccante dei biancorossi e al termine di quel campionato vice caponnoniere della Bundesliga con 25 reti. In più impone due acquisti, il miglior goleador del campionato austriaco August Starek e Zvezdan Čebinac, centrocampista jugoslavo del Psv Eindhoven, oltre al 21enne Horst Blankenburg, prelevato dall’Heidenheim, che in quella stagione collezionerà zero presenze in Bundesliga e che qualche anno dopo diventerà uno dei perni del grande Ajax di Rinus Michels.

Alla luce della stagione precedente e della rosa a disposizione il Norimberga non è tra le favorite, anzi. L’unico, tra gli avversari, a indicare i bavaresi come una possibile sorpresa è Čajkovski, tecnico del Bayern Monaco, squadra considerata insieme ad Eintracht Braunschweig, Borussia Mönchengladbach e Hannover, come una delle papabili al titolo. A ribaltare tutto ci penserà un gruppo che Merkel tiene con “Zuckerbrot und Peitsche”, con bastone e carota, come titolerà anche la sua autobiografia. Motivazione, spirito di squadra e un’unione mai più rivista da quelle parti in Baviera. “Noi giocatori, la società, giovani e meno giovani eravamo una sola cosa” dirà il difensore Horst Leupold. Una corsa praticamente sempre di testa (alla fine del girone d’andata il Norimberga era a più sette sulla seconda) in cui il Norimberga domina anche negli scontri diretti, surclassando 7-3 i cugini del Bayern all’andata con cinque reti di Brungs e il ‘Gladbach per 1-0.

Una formazione senza stelle, costruita intorno a un nucleo piccolo di giocatori, il più ristretto, quindici, ad aver mai vinto un titolo tedesco, molti dei quali come Leupold e Wenauer si conoscevano fin dalle giovanili. “Eravamo quasi una famiglia – spiega ancora Leupold – ancora oggi ci troviamo una volta al mese”. Il viaggio del Norimberga finisce in trionfo proprio a casa di una delle favorite, il Bayern Monaco, il 18 maggio, al Grünwalder Stadion, quello che ancora oggi ospita i “cugini” del 1860. L’undici di Max Merkel passa 2-0 e si aggiudica con un turno di anticipo il campionato, il nono (e ultimo) della loro storia. È un miracolo, anche se sarà il canto del cigno di una squadra e di una gestione, quella del tecnico austriaco, che un anno dopo porterà alla retrocessione del Norimberga. Una discesa in 2.Bundesliga che anche nel 2018/2019 i biancorossi stanno provando ad evitare.

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